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Il Sud degli Esposito e Schettino: Continua il tiro al piccione al giudice Esposito

Così titola oggi il quotidiano online l’Indipendenza: Il Sud degli Esposito e Schettino, l’Italia è una macchietta .

Come, e lo ripetiamo ancora una volta, la vergogna dovesse derviare dall’eloquio nella lingua partenopea e non piuttosto da una condanna passata in giudicato. Ecco la vergogna italiana, il continuo ribaltamento dei valori. Per cui l’ermellino che parla in napoletano, lo si ripete, come Gaetano Filangieri, non merita alcun credito. Al contrario del condannato “brianzolo”, vittima di questo fetentone (in realtà a me appare piuttosto ingenuo) napoletano (ripeto, non scendo nè nel merito della sentenza e neppure nella valutazione o meno di rilasciare quella intervista).

Ma leggete cosa scrive l’Indipendenza:

Qui si confrontano due culture inconciliabili, perfino nel concetto di rettitudine e di serietà. Edoardo Scarpetta con le sue farse teatrali non poteva che rappresentare la realtà di Napoli, con le sue furbizie e le sue geniali truffe mascherate da arte della sopravvivenza. Gli alleati nel 1944 misero un cartello che era un’avvertenza per chi veniva da fuori: ”Napoli, città di ladri”. A Napoli spariva di tutto, perfino i vapori carichi di merce e di armi provenienti dell’America. Il “guappo”, figura cardine della camorra napoletana, ha rappresentato in ogni tempo il miglior carattere della città, la sua essenza più vera e genuina, poco dedita al lavoro metodico e più conforme al gesto d’arroganza e di comando. In nessun altro vocabolario il lavoro viene tradotto con “faticà”, che è già indice di sudore e scarsa nobiltà.

Il comandante Francesco Schettino, dopo che ha affondato una nave per incapacità e baldanza, è assurto anch’egli a simbolo della megalomania e scarsa professionalità del Sud. Al processo in corso a Grosseto compare in gran forma, abbronzato, e sempre attaccato al cellulare. Il peso che grava su di lui avrebbe ammazzato un rinoceronte. Lui saluta la stampa e sorride, come neanche un divo o un benefattore. Che a un personaggio simile sia stato affidato il comando di una importante nave da crociera è qualcosa che sfugge a ogni umana comprensione. In Francia il “Canard Enchenèe”, foglio satirico della capitale, ha trovato un nuovo filone d’ispirazione e di divertimento ed ha parlato di Schettino come di un prodotto tipico della penisola, facendo poca distinzione sul luogo di provenienza di Schettino. Del resto è il Sud che ormai rappresenta meglio l’intero paese. Lo stato burocratico è affollato di funzionari meridionali con titoli di studio di scarso prestigio.

Ed ancora:

Dopo la destituzione del generale Cadorna, dopo Caporetto, nel 1917, venne chiamato a sostituirlo il generale napoletano Armando Diaz, d’origini spagnole, che nessuno conosceva perché fino a quel momento aveva ricoperto solo ruoli secondari. Diaz non conosceva la geografia del Nord e parlava solo napoletano, come Esposito. Quando gli portarono la notizia che l’esercito aveva sfondato a Vittorio Veneto, esclamò guardando la carta: ”E do’ cazzo sta Vittorio Veneto?

 

Insomma, poco importano gli scandali  non tanto recenti avvenuti laddove non si parla napoletano (con annesse saghe familiari), il giudice Esposito, per la sua provenienza e la sua lingua, vale eticamente e giuridicamente meno di un condannato per evasione fiscale.

Ecco la vostra Italia, del dialetto che diventa redenzione o condanna, sovvertendo perfino i principi del diritto.

A ciascun dialetto il suo mestiere, per dindirindina! I napoletani? Vanno bene per fare i cantanti che allietano serate dagli esiti discutibili, o gli attori nelle fiction della tv commerciale, ma per carità, giudici e magistrati, no. E neanche comandanti di navi.

Allora mi faccio portatore di una proposta di legge di iniziativa popolare: Qualora nel corso della lettura del dispositivo di una sentenza di condanna nei confronti di pregiudicati di origine lombarda, vengano colte inflessioni dialettali, si proceda all’annullamento seduta stante della sentenza medesima. Qualora l’inflessione derivasse da provenienza geografica campana, l’annullamento abbia valore retroattivo fino al 17 Marzo 1861.

L’articolo completo:

Il Sud degli Esposito e Schettino, l’Italia è una macchietta | L’Indipendenza.

PS: leggo che anche Aldo Grasso si è unito al coro che assimila il giudice a Felice Caccamo. Eh già, l’Italia è proprio una macchietta, con i suoi media e gli editori con un piede in politica, in un lungo e profondo crepuscolo di ragionevolezza.

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