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“il sud è la nostra Grecia” ma il Sole24Ore: il Sud come la Germania prima del 1861

 

Così ha esordito il nuovo segretario della lega Nord (ed ex ministro degli Interni) Bobu Maroni “Il Sud è la nostra Grecia”…riuscendo ad offendere due popoli in un colpo solo. Come se la loro padania fosse la nostra Svezia tra l’altro.

Eppure, prima del 1861, quel Sud era come l’attuale Germania.

Lo dice, ora, anche il Sole 24 ore che in un articolo di due giorni fa titolava

Gli eurobond che fecero l’Unità d’Italia quando il Regno di Napoliera come la Germania

Ecco qualche estratto:

Il vertice europeo di fine giugno ha cancellato gli eurobond dall’agenda. Almeno per ora. Angela Merkel è stata drastica: «Mai finchè sarò viva» aveva detto in pubblico qualche giorno prima. Chissà se la cancelliera tedesca aveva avuto il tempo di leggere lo studio di Stéphanie Collet, storica della finanza della Université Libre de Bruxelles che è andata a spulciare negli archivi delle Borse di Parigi e Anversa per studiare l’unico precedente assimilabile agli Eurobond: l’unificazione del debito sovrano dei sette stati che 150 anni orsono, su iniziativa del Piemonte e sotto tutela di Francia e Inghilterra, costituirono il Regno d’Italia.

Nella storia dello stato moderno è l’esperienza storicamente più vicina al faticosissimo tentativo di dare maggiore consistenza politica all’Unione europea, anche attraverso l’integrazione delle politiche economiche e fiscali, compresi debiti sovrani dei 17 paesi dell’euro. Un precedente prezioso, secondo la Collet, per cercare di capire – mutatis mutandis – come potrebbero comportarsi i mercati finanziari di fronte all’unificazione del debito pubblico dei paesi della zona euro. «Come l’Italia di allora, l’Europa oggi è fatta da stati eterogenei, con economie di dimensioni e condizioni diverse, che parlano lingue diverse e hanno sistemi di imposizione fiscale separati» ricorda la studiosa.
Grazie al fatto che anche dopo l’unificazione i titoli del Regno d’Italia conservarono fino al 1876 l’indicazione della loro origine (per esempio, adAnversa le emissioni del Regno delle Due Sicilie erano indicate come “Italy-Neapolitean”) la Collet è riuscita a ricostruire le serie storiche dei prezzi settimanali tra il 1847 e il 1873.

La prima cosa che balza agli occhi è lo spread (anche allora!) tra i rendimenti dei diversi gruppi di bond prima e dopo l’Unità. Quelli del Regno delle Due Sicilie (che erano un quarto del totale) prima del 1861 pagavano i tassi più bassi: 4,3%, 140 punti base in meno delle emissioni papali e di quelle piemontesi (che rappresentavano rispettivamente il 29% e il 44% del debito unitario dopo la conversione) e 160 in meno rispetto a quelle Lombardo-Venete (che però erano solo il 2%).
Insomma, a voler utilizzare le categorie di oggi, il Regno di Napoli economicamente era per l’Italia quello che oggi la Germania è per l’Eurozona. «Come il Regno di Napoli prima dell’integrazione del debito sovrano, la Germania di oggi è l’economia più forte dell’eurozona e beneficia del costo del debito più basso in assoluto» scrive Collet. Considerazioni, queste, che faranno storcere il naso a molti, ma sicuramente non di parte. Del resto, come ricorda Collet, Napoli era di gran lunga la città più importante del neonato Regno d’Italia. E le regioni del Sud avevano una discreta struttura industriale, un’agricoltura fiorente sia pure basata sul latifondismo, e importanti porti commerciali. (Il Sole 24 Ore).

Ma i mercati non credettero nella nuova Unità, ed i titoli Napoletani, prima più forti, finirono per svalutarsi. La medesima paura che oggi attanaglia Merkel ed i tedeschi.

Con buona pace di Bobbo Maroni e delle folle di verde vestite.

 

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