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Il Sud per guarire l’Italia

Di Lino Patruno

Bisogna ricominciare da Sud, il futuro dell’Italia è al Sud. E una gara a ripeterlo nei discorsi di questi giorni alla Fiera del Levante di Bari. E non fosse solo retorica, chi può dire che non sia vero?

L’Italia è come una squadra di calcio forte in attacco (il Nord) e debole in difesa (il Sud): se continua a puntare sull’attacco e non rafforza la difesa, la serie B non gliela toglie nessuno.L’Italia è come una Ferrari, a posto il motore (il Nord), meno i pneumatici (il Sud): se continua a rafforzare il motore e trascura i pneumatici, non becca un podio. l’Italia è come una famiglia con due figli, uno con lavoro tranquillo (il Nord), uno con lavoro precario (il Sud): se c’è crisi, dovrà stringere la cinghia riducendo le spese, o cercherà di incrementare le entrate aiutando ovviamente il figlio col lavoro precario. L’Italia è come un’azienda con un reparto più efficiente (il Nord) e uno meno (il Sud): se vuoi crescere, deve far diventare più efficiente il reparto che lo è meno.

Ma non è finita. E’ stata la Banca d’Italia a calcolare che un euro pubblico investito al Nord diventa un euro e 10 per l’intero Paese: cioè l’investimento al Nord crea 10 centesimi di utile per tutti. Un euro pubblico investito invece al Sud, diventa un euro e 40 per l’intero Paese: cioè l’investimento al Sud crea 40 centesimi di utile per tutti. E’, del resto, la legge dell’utilità marginale decrescente, che chiunque con un po’ di studi di economia conosce. In soldoni, se dai mille euro a un ricco, non hai cambiato né la sua la vita né la sua capacità di spesa; se li dai a un povero, se li andrà sùbito a spendere per vivere, rimettendo in moto la macchina con più consumo, più produzione, più benessere per tutti.

Eppure si continua a puntare sulla locomotiva del Nord, come dimostra la spesa pubblica superiore al Nord rispetto al Sud (contrariamente a quanto il pregiudizio vuoi far credere: e, come diceva Einstein, è più facile disintegrare un atomo che un pregiudizio). Risultato: un Paese che non cresce da più da vent’anni. Più che uno spreco da parte del Sud, c’è stato finora uno spreco di Sud, cioè della sua possibilità di far crescere tutti. E chi ritiene che sarebbe molto meglio se il Sud non ci fosse, non ha capito che all’Italia serve più Sud non meno Sud, se il Sud fosse trattato come l’unica sua riserva di benzina. Come l’unica possibile sgommata per lo scatto in avanti. Quindi Sud non malattia ma terapia per la malattia del Paese. Sud non problema del Paese ma soluzione del problema del Paese. Sud non palla al piede ma unica possibilità di volo. Sud che conviene non solo a se stesso ma a tutti.

Ovvio che tutto questo sia appunto solo retorica da Fiera del Levante se si continua, ad esempio, a dirottare verso la Val di Susa i soldi della pugliese Statale dei Trulli. Se si continua a dare l’alta velocità ferroviaria al Nord escludendo il Sud. Se fra Bari e Napoli non c’è ancòra un treno diretto. Se l’autostrada Salerno-Reggio Calabria non è ancòra completata dopo oltre 50 anni. Se le fondazioni bancarie continuano a spendere al Nord anche gli utili fatti dalle banche settentrionali al Sud. Se le aziende settentrionali che producono al Sud continuano a pagare le tasse al Nord dove hanno la sede legale.

Ci vogliono insomma, come ha detto il presidente Letta, politiche adeguate. Ciò che finora non c’è stato, tanto quanto ci sono stati discorsi vecchi come le 77 edizioni della Fiera. Così come non meno vecchio è l’immediato punto due di questi discorsi: il Sud deve mettersi di fronte alle sue responsabilità, il Sud ha il suo destino nelle sue mani. Significasse che il Sud deve vedersela per conto proprio, non si sarebbe fatto un passo in avanti nonostante i 77 anni. Perché allora il Sud dovrebbe continuare a giocare la sua partita sempre cominciando da zero a due, ad handicap, non avendo quanto gli serve per competere alla pari. La produttività al Sud è del 20 per cento meno di quella italiana: vogliamo incolpare le pause-caffè dei lavoratori o le infrastrutture inadeguate?

Certo, ci sono al Sud sindaci e presidenti di Regioni che hanno ridotto i loro territori a grandi clientele cui far arrivare un assegno sociale o un posto di bidello in cambio dei voto. Ci sono al Sud sindaci e presidenti di Regioni specialisti nel dirottare dalle loro parti un pezzo di tribunale o un piccolo ospedale che portano più assistenza che sviluppo. Ci sono al Sud sindaci o presidenti di Regioni che spendono i fondi europei più per sagre e concerti che per una nuova strada.

C’è tutto un Sud, sia chiaro, cui va benissimo continuare a essere il Sud peggiore. E’ il Sud delle comunità montane senza monti e dei forestali che stanno in ufficio, il Sud dei cantieri aperti e mai chiusi e delle villette abusive. Ma questo Sud peggiore sopravviverà immutabile quanto meno si daranno al Sud migliore i mezzi per far crescere non solo se stesso ma l’intera Italia. (fonte: Ondadelsud.it)

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