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Inno di Mameli obbligatorio?i lettori de Il Mattino si esprimono con una valanga di NO

 

Creato il 12 novembre 2012 da Ilazzaro
Inno di Mameli obbligatorio?i lettori de Il Mattino si esprimono con una valanga di NO

 

Qualche giorno fa il Mattino ha lanciato un interessante sondaggio, a proposito dell’insegnamento obbligatorio dell’Inno di Mameli nelle scuole italiane.

Un sondaggio che non avrebbe dovuto suscitare sorprese, ed infatti nelle prime ore d’apertura i favorevoli all’insegnamento erano ben oltre il 70%.

Ben diverso invece, per non dire quasi invertito, il risultato al termine del confronto tra i favorevoli ed i contrari (il link http://www.ilmattino.it/webvoto.php?id=2289).

Si: 34.7%

No: 64.6%

Non so: 0.7%

Come lo stesso disclaimer suggerisce, le rilevazioni online del Mattino non hanno un valore statistico. Tuttavia il dato, accompagnato dalla ormai sempre più crescente insofferenza verso forme di discriminazione territoriale dal sapore razzista, dimostra un chiaro ed evidente sfilacciamento di questo paese.

Non servirà un inno ad unire quanto 20 anni di politica leghista, hanno contribuito a dividere. Non servirà se non sarà accompagnato da politiche di crescita e non discriminazione.

Non servirà se mancano treni che colleghino le città del Sud tra loro, se nessun treno giungerà a Matera, se le tariffe delle RCA segneranno una sperequazione intollerabile tra i cittadini di Napoli e quelli di Bergamo o Verona.

Non servirà se nei talk show verrà ancora rappresentato un finto sud tutto folklore ed ozio e se i fondi per la logistica ed infrastrutture serviranno solo ad arricchire i soliti noti.

Non servirà se nella Terra dei Fuochi, rifiuti tossici provenienti da “altre latitudini” (molto vicine ai signori vestiti col fazzoletto verde con la connivenza di monnezza umana locale) continuerà a produrre un’incidenza di tumori che sfiora il 40%.

Non servirà se in Sicilia o Basilicata, il petrolio lascerà ai territori royalties inferiori a quelle che le aziende petrolifere lasciano ai paesi africani. Condannando la seconda ad essere la più povera regione d’Italia e i suoi abitanti a patologie tumorali sempre più frequenti.

Ed allora, no non servirà stringersi a coorte per sentirsi fratelli. Siamo già tu Caino ed io Abele.

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