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Io turista milanese, vado via da Napoli senza pregiudizi

Questa una bella lettera di un turista milanese al Mattino. Giunto con un pò di pregiudizi, va via con la consapevolezza degli incontri e delle persone:

Tornavo dopo anni a Napoli, non senza pregiudizi. Dopo pochissimo il castello di pregiudizi è crollato per lasciare spazio ad un edificio di luminoso stupore e apprezzamento.

Cortesia, gentilezza, disponibilità le virtù che fanno grande una popolazione e che ci sono state profuse in questa settimana vissuta alacremente nella faticosa “professione di turista”.

Lasciamo domani Napoli con il ricordo di occasionali incontri che ci hanno arricchito moralmente e culturalmente, con dialoghi in libertà tra anonimi passanti con figure che difficilmente scorderemo: Stefano un autodidatta cultore dell’arte, delle scritture sacre, dell’iconografia che ci ha “traghettati” con sapiente maestria tra la cappella del Piccolomini al soffitto del Vasari in Sant’Anna dei Lombardi e che “trovarne…di persone così”; di un piccolo imprenditore che si adopera per rivalutare il proprio mercato e che ha trasformato la sua vita in un work in progress e crede nel suo lavoro; di un assistente capo della Polizia di stato che oggi verso le 14 in servizio al posto di polizia all’interno di Castel Capuano ci ha favorevolmente impressionati per le sue conoscenze storiche e per la passione per l’arte e che ci ha svelato alcuni aspetti che difficilmente si colgono d’acchito.

Il motivo conduttore che unisce queste tre figure è l’amore per la loro città, che è un amore condiviso con tutta la popolazione di Napoli. Napoli è un caleidoscopio di situazioni, è un melting pot, un crogiolo di etnie che condividono in vari modi una sola lingua. Napoli è un museo a cielo aperto i cui tesori non sempre espone e che ti vengono segretamente mostrati solo se dimostri dinesserne veramente interessato. Un grazie a Napoli per averci deliziato con i suoi tanti monumenti e grazie ai tanti sconosciuti che abbiamo incontrato, e che hanno condiviso le loro conoscenze con noi e che confidando nel destino ritroveremo un giorno.

Insomma da quando Severgnini ha scritto sul giornale americano che a Napoli non viene più nessuno, c’è stato un viavai di cancelliere tedesche e boom di presenze.

Perchè più che un luogo fisico il sud, come dice il turista di cui sopra, è una condizione dell’anima.

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