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Istat: Milano la città con più furti

Secondo i dati diffusi da Il Sole 24 Ore elaborati dall’Istat, lo scorso 15 settembre, relativamente ai furti commessi nel 2013, risulta essere Milano la città più colpita. Nel 2013, ne sono stati infatti  denunciati 1.824 ogni 100 mila abitanti.

Crotone, invece, la più sicura: 70 denunce ogni 100 mila abitanti, 364 in totale. Dopo Crotone ci sono Potenza e Vibo Valentia.

Per quanto riguarda nello specifico i furti negli esercizi commerciali, scrive il quotidiano di Confindustria:

Con 11.299 furti (31 al giorno) Milano risulta la provincia con il maggior numero di furti in esercizi commerciali. Calcolando il peso, però, con 399,4 furti ogni 100 mila abitanti è Bologna la provincia in cui è più probabile subire un furto all’interno del proprio negozio. Con un peso pari a 60, Crotone e Vibo Valentia risultano invece le province con meno furti rispetto al numero di abitanti.

Nella classifica combinata dei furti (auto-casa-negozi) Milano sempre in testa, seguita da Roma e Torino. Solo sesta Napoli.

Ora, su ogni quotidiano la notizia è accompagnata dalla specifica che si tratta dei soli reati denunciati, intendendo in questo modo dire, esplicitamente o implicitamente , che al Sud si denuncia meno.

Eppure una nota del Viminale del 2006, che non smetto mai di citare, a proposito della maggiore presunta propensione alla denuncia a seconda dell’area geografica di appartenenza sosteneva che :

Come per una grande maggioranza dei fenomeni economici, politici e sociali, in Italia la variabile territoriale offre ricche e preziose informazioni. Ogni reato ha una sua precisa distribuzione a livello territoriale che è riconducibile a quelle caratteristiche che distinguono i borseggi dagli scippi e dai furti in appartamento. Ad esempio, questi ultimi sono più diffusi al Nord, mentre al Sud si rileva un maggiore numero di scippi. Questa è un’osservazione importante da tenere a mente perché smentisce l’opinione comune che tutti i reati siano in larga misura più frequenti nel Sud rispetto al Nord Italia. Si tratta di una credenza piuttosto diffusa e duratura nel tempo che si può far risalire alla scuola positivista italiana alla fine del XIX secolo, quando venivano attribuiti i più alti tassi di delinquenza – sia violenta che contro a proprietà – al meridione sulla base di aspetti razziali e indicatori socioeconomici delle due aree geografiche.

E la parte più interessante:

Inoltre le differenze nel tipo di reato tra Nord e Sud non dipendono, come sostengono alcuni, da una diversa propensione a denunciare i reati subiti da parte dei cittadini sulla base di un supposto maggior senso civico di chi vive nelle regioni settentrionali. Le indagini di vittimizzazione hanno infatti mostrato che si denuncia di più quanto più alto è il valore della refurtiva e quando è stata stipulata una relativa assicurazione. I diversi tassi di furti, scippi e borseggi tra Nord e Sud si spiegano meglio sulla base delle opportunità che si presentano sul territorio e in base agli stili di vita e alle attività della popolazione.

L’ ammontare del danno subito e un’assicurazione sul bene rubato incidono fortemente sul tasso di denunce. Ciò dipende anche dal reato: difficilmente non si denuncia un furto in appartamento o quello di un auto (soprattutto se in presenza di polizza assicurativa).

Ripeto la fonte è il Viminale e smentisce una credenza diffusa anche tra gli operatori della comunicazione.

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