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La balla sulla solidarietà del federalismo fiscale

Prosegue su Il Mattino l’inchiesta di Marco Esposito sulla sperequazione fiscale in questo paese.

Sul numero del 12 Marzo, il quotidiano partenopeo, pubblica i dati che dimostrano l’assenza d’equità prodotta dal federalismo, dovuta anche alla mancata attuazione di fondi perequativi, previsti tramite l’attuazione di decreti legislativi che avrebbero, nei fatti, dovuto attivare quella solidarietà ,che rappresenta uno dei principi cardine di  tutti i paesi federali.

L’inchiesta è lunga e approfondita e di certo, quello che salta agli occhi è la disparità di trattamento per gli asili nido.

Così Esposito raconta ell’esistenza della Sose, una società controllata dal Ministero del Tesoro e dalla Banca d’Italia, che stabilisce con precisione scientifica il fabbisogno di ogni singolo comune in relazione ai servizi che eroga. Fino al punto, ad esempio, di individuare il numero esatto di Vigli Urbani di cui una città ha bisogno per il proprio fabbisogno.

Il paradosso, a voler non pensare male, tuttavia, è relativo al fabbisogno standard di asili nido, che la Sose non è riuscito ad individuare correttamente, nonostante l’Unione Europea che ha individuato e fissato l’obiettivo di coinvolgimento dei bambini fino a 3 anni.

Così scrive Esposito:

Conoscendo il costo degli asili, nei Comuni che hanno attivatoil servizio, e scartando quelli con costi troppo alti, era facilissimo arrivare a calcolare il fabbisogno standard. Ma a quel punto sarebbe emerso che a fronte del 33% obiettivo (stabilito dall’Unione Europea,ndr) la Calabria è al 2%, la Campania al 2,6%, la Puglia al 4,4% e qindi avrebbero dovuto ricevere fondi per coprire il fabbisogno esattamente uguale al servizio fornito. Ecco allora che è emersa l’idea geniale di rifarsi sulla spesa storica, ovvero si è definito il fabbisogno esattamente uguale al servizio fornito.

 

In parole povere, per evitare di trasferire fondi che avrebbero dovuto condurre all’obiettivo fissato dall’Unione Europea, il criterio utilizzato è stato il seguente: nell’area X individuata dai comuni Y non c’è mai stato un asilo? Vuol dire che non ce n’è mai stata alcuna necessità, e quindi è giusto che non continuino ad esserci. E poco importa l’analisi sulla densità abitativa della zona .

Con l’assurdo paradosso che se a Reggio Calabria il fabbisogno standard per asili nido 0,8 milioni, a Modena (stessi abitanti) diventa 16,2. Con tutto quello che ne consegue.

 

 

 

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