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La biomimetica italiana parla napoletano

 

La biomimetica è  quel settore della ricerca che, ispirandosi al mondo vegetale ed animale, riesce a trovare soluzioni intelligenti per l’essere umano.

La Natura non lascia nulla al caso e con sistemi collaudati, frutto dell’evoluzione, fornisce sempre una risposta coerente all’esigenza che si presenta.

Anche in Italia, alcuni scienziati studiano il fenomeno e cercano applicazione nella esperienza umana.

Un campo dove lo studio della natura può fornire parecchi spunti interessanti è quello dell’incollaggio.

Pochi sanno che uno dei massimi esperti italiani di biomimetica è Carlo Santulli, napoletano e cervello non in fuga.

Nel suo libro “Biomimetica” (Ciesse Edizioni, 2012) proprio a proposito dei sistemi di incollaggio naturali scrive:

«Il problema degli adesivi attuali è che se l’incollaggio è forte, è anche irreversibile. Il cirripede, un parassita marino, procede invece in due fasi. All’inizio dalla ghiandola produce una specie di cemento provvisorio, se poi si trova bene sulla superficie, anche dopo qualche settimana,secerne una colla più resistente. Si può provare a imitare questo comportamento anche nei pro-dotti industriali, per testare gli incollaggi prima dell’applicazione definitiva».

Allora sono andato a cercarlo, il prof. Santulli, incuriosito dalle sue ricerche, finendo poi per parlare d’altro.

Professore, le prometto che dopo aver letto oggi un vecchio articolo comparso sull’Espresso a proposito della biomimetica, acquisterò il suo libro, non sapevo che in Italia si portasse avanti questo genere di ricerca.

Sì, in Italia, nonostante tutto e specialmente nonostante si cerchi con ogni mezzo di impedirlo, si continua insistentemente a far ricerca, anche sulla biomimetica. Che poi è in pratica il tentativo di trovare in natura la soluzione di problemi che abbiamo nella nostra vita. Anche il Velcro, primo brevetto biomimetico, è nato con l’idea di risolvere piccoli ma fastidiosi problemi (come allacciarsi le scarpe…ci fossero state le scarpe col Velcro quand’ero bambino io).

Quindi lei è un cervello che ha evitato la fuga?

Sono scappato, ma mi hanno ripreso, come succede al giro d’Italia a chi non ha abbastanza fiato. Sono tornato in Italia nel 2006, e da allora insegno tra Roma e Napoli (SUN), con significative e indimenticabili apparizioni anche in altri luoghi ed università.

Bizzarro che anche a Napoli si riesca a fare ricerca, e questo genere di ricerca. Immagino che per un settentrionale come lei sia difficile scendere al Sud per parlare di biomimetica.

In realtà al sud, e specificamente nel napoletano, c’è l’atmosfera giusta (che non sempre purtroppo vuol dire la situazione ideale). Ci sono difficoltà, ma il materiale umano è eccezionale. Poi io sono napoletano per tre quarti e sono nato proprio lì, Rione Chiaia.

 E allora professore lei sarà un’eccezione, sa che un’università irlandese, diretta da tale Lynn, ha sostenuto l’inferiorità delle menti meridionali? Tale inferiorità “E’ da attribuire alla mescolanza genetica con popolazioni del Medio Oriente e del nord Africa”. 

Eh lasciamoli dire. Senza mescolanza genetica l’umanità sarebbe estinta da un pezzo.

 Ho letto che ha due lauree. Mi perdoni l’ardire…lauree albanesi?

In effetti ne ho…tre, due italiane e una inglese. Più un master e un dottorato. Ma in Albania non ci sono ancora stato, mi spiace (anche se mi sembra che nemmeno la persona cui si riferisce velatamente ci sia andata).

Perbacco. Sa che non si vede che è napoletano?

Davvero? Io sospettavo di sì. Ma ho girato parecchio, sarà per quello. 🙂

 

Grazie professore, i terroni come lei salveranno questo Paese.

 

Grazie per l’augurio, che ricambio!

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