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“La mafia in Veneto non si è mai infiltrata: l’abbiamo cercata, l’abbiamo voluta.”

Ecco io vi propongo queste dichiarazioni di un giornalista veneto. Giornalista giornalista, ovviamente, non giornalista impiegato secondo la bipartizione tanto cara a Giancarlo Siani. È bene che lo leggano soprattutto quei signori che credono che le mafie sia solo un “fenomeno da terroni” e che l’appartenenza geografica e territoriale sia una esimente o una condanna:

«La mafia in veneto non si è mai infiltrata: l’abbiamo cercata, l’abbiamo voluta. Tra l’alta padovana e la Marca le ecomafie hanno cercato di realizzare una Terra dei Fuochi del nord. Centinaia di discariche, anche in zone urbanizzate, piene di veleni. Le possibilità che i nostri concittadini perdano la vita a causa di un attentato terroristico rasentano statisticamente lo zero, eppure, giustamente, la preoccupazione è grande. I tumori provocati dall’esposizione agli agenti inquinanti sono una delle principali cause di morte e la gente non conosce neanche su cosa cammina». Spiega così Ugo Dinello, giornalista del Gruppo l’Espresso già premiato dall’ordine dei giornalisti per le inchieste su Unabomber, le ragioni della pubblicazione di Mafie a Nordest, un’inchiesta giornalistica sul fenomeno mafioso nel nostro territorio firmata anche da Giampiero Rossi del Corriere della Sera e da Luana De Francisco (Il Messaggero Veneto).

Ed ancora:

«A Venezia ci sono hotel pagati in contanti ben 8 volte il valore di mercato», anche Treviso, secondo gli autori, è una provincia ad elevato rischio: «In un territorio così ricco di imprese, c’è anche chi cerca di evadere le tasse. A questo scopo occorre generare del nero che andrà in qualche modo riciclato. La mafia, ancora una volta, può svolgere questo ruolo; lo svolge bene e nell’ottica di un accordo fra le parti, di un patto serio in cui ci si rispetta e chi sbaglia paga». «Nella maggior parte dei casi», spiegano, «Neanche si conosce la rete che si sta contattando. Si coinvolge un professionista nel problema, pensiamo al commercialista di fiducia o al legale, il quale garantisce di risolvere la situazione. Il titolare dell’impresa potrebbe non sapere neanche che quello specifico professionista ha legami con la criminalità organizzata, ma il fatto stesso di cercare il modo, ad esempio, di occultare del denaro, moltiplicato il fenomeno su scala regionale, definisce le ragioni per cui una cosca sceglie di operare qui». […] A tutto questo si aggiunge lo sviluppo in loco di sodalizi criminali che crescono dotati di una certa autonomia, se non indipendenza dalle realtà del meridione: «A Fagarè c’è la cosca di ‘Ndrangheta più grande del Nordest. In queste settimane è stata sequestrata mezza tonnellata di cocaina importata qui direttamente dalla Colombia. Non è stata mandata prima in Calabria e poi al nord. Questo significa che quel gruppo era così forte da riuscire ad ottenere dalle ‘ndrine calabresi il via libera per una gestione autonoma. Avevano gli agganci per stare sul territorio e sapevano come investire quei proventi a dir poco incalcolabili» (Fonte: Oggi Treviso)

Le mafie sono un fenomeno che si infiltra e attecchisce laddove c’è richiesta ed acquiescenza e non guarda al panorama geografico di riferimento. Ma tant’è se vi conviene credere che sia ancora roba da terroni ai mafiosi fate solo un grande favore. Al Sud controllano il territorio (forse su delega, come avvenne 150 anni fa) al Nord forniscono servizi criminali alle imprese: Unità d’Italia..

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