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La poesia meridiana (ormai) clandestina

Non tutti sanno che qualche tempo fa, regnante il ministro Gelmini, buona parte dei poeti meridionali fu epurata dal programma di studio del Novecento letterario.

Tanto che giusto un anno fa il Centro di Documentazione per la Poesia del Sud  organizzò una iniziativa dal titolo.“Faremo un giorno una carta poetica del Sud. Restituiamo la letteratura meridionale ai Licei”.

L’intento era proprio quello di sollevare la questione dell’esclusione degli autori meridionali dalle Indicazioni nazionali del Ministero dell’Istruzione, sulla cui base vengono compilate le antologie. Da quell’elenco sono infatti rimasti fuori grandi scrittori come Salvatore Quasimodo, Eduardo De Filippo, Leonardo Sciascia, Elio Vittorini, Alfonso Gatto, Rocco Scotellaro, Ignazio Silone, Corrado Alvaro, Tomasi di Lampedusa.

Già Pino Aprile aveva portato alla ribalta, tra lo scetticismo e l’incredulità dei più, questa tematica in uno dei suoi successi editoriali, Giù al Sud.

Ed oggi, proprio dalle pagine de Il Mattino, ritorna sull’argomento, poichè nulla è cambiato e pare essersi diffusa ormai una sorta di tendenza alla poesia meridiana clandestinaal di fuori dei circuiti scolastici.

Il 21 Marzo è infatti la giornata internazionale della poesia. E non potrebbe essere altrimenti, visto il sopraggiungere della primavera.

Questa vergogna dura da quattro anni. Anche se proprio uno di quegli esperti, Ferroni, dice: «Il primo confronto che va condotto per aprirci al mondo» dovrebbe essere «con quanto è stato prodotto nel nostro Paese». Confronto da cui il ministero ha escluso poeti e scrittori meridionali. Cancellati, se terroni, pure i premi Nobel per la letteratura: Salvatore Quasimodo, Grazia Deledda. È stato autorevolmente detto (Asor Rosa) che non si può capire la nostra produzione del secolo scorso, senza quel siciliano, Elio Vittorini, che tanto la influenzò.

Scrive Pino Aprile. E continua:

sono state presentate quattro interrogazioni parlamentari in due anni. Ma poeti e autori meridionali restano fuori, pur passando da una ministra forzista d’anima leghista, la bresciana Gelmini, a un “tecnico”, con il governo Monti, l’inge- gnere ligure Francesco Profumo (progettò l’Italia dell’Istruzione tripartita: Nord, Centro, Sud), a Maria Chiara Carrozza, Pd, ret- tore della Sant’Anna, pisana (suo il decreto ammazza-università del Sud). Secondo alcuni, la cancellazione dei poeti terroni è frutto solo di ignoranza. Ma gli ignoranti non possono restare al ministero dell’Istruzione: cacciarli, subito (invece, qualcuno è stato promosso). Però, considerata l’unità e la continuità di azione contro cultura e scuole del Sud, pur cambiando i ministri, temo sia volontà politica. E oggi, giornata mondiale della poesia, nei nostri licei, i cantori dell’anima meridiana sono ancora clandestini. A meno che insegnanti liberi e coraggiosi li tirino fuori dalle catacombe e li facciano conoscere agli studenti.

 

Qualcuno si degni di dare risposta a questa abnorme mancanza di buon senso. A questa damnatio memoriae da regime. A questa sottocultura priva di alcun senso. A questa vergogna.

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