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La schizofrenia del radical chic italiano VS “suddisti”

Non so se ci avete mai fatto caso, ma in Italia esiste una figura particolare e secondo me schizofrenica su alcuni temi, tipo il meridionalismo. Il topos del pop radical chic. Un individuo particolare ed affascinante che talvolta riesce a far concorrenza persino a Salvini e Borghezio. Lo ascolti, ti insospettisci. Poi su un “hasta siempre comandante” ti rassicuri, e chissenefrega se sembrava un leghista.

Una piccola rassegna semiseria.

Caso uno:

Bisogna fermare lo sfruttamento delle risorse di certi paesi da parte dei colossi occidentali dell’energia e dalle multinazionali. Sfruttamento indiscriminato che produce disoccupazione ed i drammi dell’emigrazione dal Sud del mondo.

Se lo dici con una kefìa intorno al collo e la barba di qualche mese, sei un autorevole pop radical chic.

Bisogna fermare lo sfruttamento delle risorse energetiche del Sud, in Basilicata e Calabria ad esempio dove viene prodotta molta più energia di quanto occorre e venduta senza alcuna ricaduta virtuosa sul territorio. Tale sfruttamento contribuisce alla povertà delle regioni con il reddito nazionale più basso d’Italia che produce una emorragia di giovani e manodopera che stanno cancellando il futuro di questa terra.

Se lo dici con una kefìa intorno al collo e la barba di qualche mese, ma con l’accento napoletano, sei un pericoloso suddista neobbobbonico.

Caso 2:

Napoli è una cloaca. Una città incivile, fogna d’Italia.

Se lo dici con un elmo cornuto in testa e un fazzoletto verde al collo, si scatenerà la stampa italiana contro questi beceri e rozzi leghisti. La Padania ti dedica un trafiletto compiaciuto e Paragone ti intervista in qualche suo programma. Parenzo ti sfotte su Radio 24.

Napoli è una cloaca. Lanciano pipì e feci dai piani alti delle case. E’ piena di imbroglioni. Da quattro secoli non è cambiato nulla.

Se sei un intellettuale del posto, che quindi si presume ben consapevole di quanto riporta, ti pubblicano libri, ti intervistano Urbi et Orbi, i giornali radical chic ti danno spazio sulle loro rubriche e diventi famoso, in quanto censurato ed incompreso. Nemo profeta in patria.

Caso 3:

Se lanciano una banana ad un giocatore di colore, il giorno dopo ti fai il selfie con l’esotico frutto in bocca. Diventi una star dei social network e inizi a fare il blogger fighetto su huffsgnaus post.

Se scrivi che su Ebay un’azienda cerca collaboratori NON meridionali, che un bambino è stato chiamato napoletano puzzolente in una scuola del Nord, che un lavoratore di Casal di Principe ha difficoltà a trovar lavoro a certe latitudini perchè “casalese” e dunque discriminato (e documenti con tanto di presa di posizione e denuncia dei sindacati locali) continui a scrivere sul Lazzaro e ti lasciano i commenti del tipo “sei un leghista al contrario”.

Caso 4:

Se scrivi che in quel paese del terzo mondo le fabbriche occidentali hanno appestato l’aria e l’ambiente, portando alla morte bambini ed animali e condannando quei luoghi ad un armageddon ecologico per i prossimi 60 anni, diventi una icona pop radical chic. Puoi persino aspirare alla presidenza della regione e se suoni ti invitano a cantare al concerto del Primo Maggio, di Piazza San Giovanni a Roma.

Se scrivi che a Taranto (e nelle varie Terre dei Fuochi del Sud) le fabbriche occidentali, la speculazione e gli interessi personali hanno prodotto tumori, disoccupazione e la devastazione di un territorio, diventi un pericolosissimo meridionalista. Se ti va bene Pino Aprile ti risponde qualche volta dalla sua bacheca. Se suoni, ti invitano al concerto del Primo Maggio di Taranto e qualche sindacato ti ricorda che hai semplicemente suonato ad una “saGa di paese”.

Caso 5

Se in uno stadio catalano o basco fischiano l’inno nazionale spagnolo, per il radical chic gli esecutori sono esempio di coscienza ed aspiarazione di un popolo alla giusta autodeterminazione.

Se in uno stadio italiano, i tifosi di una città con gli stipendi più bassi d’Italia, con una speculazione mediatica costante, con i propri territori trasformati in discariche col silenzio assenso delle istituzioni e sotto l’egida della camorra, fischiano l’inno, sono degli incivili, pericolosi sovversivi ammaestrati da Genny a Carogna. E Cruciani li sfotte a Radio 24.

Caso sei

Se denunci disparità di condizioni per l’accesso al credito, o condizioni differenti per il pagamento dei premi RC auto, o sperequazioni nel reinvestimento degli utili delle fondazioni bancarie, nel Mirgiokisthan, diventi un esperto di diritto internazionale, ti fanno scrivere su qualche rivista che profuma di  ottima stampa e la Gabanelli ti corteggia per farti fare l’inviato nel suo programma.

Se denunci disparità di condizioni per l’accesso al credito, o condizioni differenti per il pagamento dei premi RC auto su base puramente territoriale, o sperequazioni nel reinvestimento degli utili delle fondazioni bancarie, per quanto riguarda alcune regioni italiane, ti scrivono che sei un vittimista e ti invitano a fare autocritica. Se ti va bene, la pagina Facebook di Briganti ti condivide il link e Gigi di Fiore ti ritwitta.

Schizofrenia pop radical chic.

 

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4 comments

  1. MAGISTRALE! Autenticamente magnogreco/duosiciliano nello spirito e nei contenuti! MAGISTRALE!

  2. C’è poco da commentare: hai detto tutta intera la tragica e sconcertante verità, sorridendo e facendoci sorridere: sei un grande!

  3. Ieri a napoli da renzie la piazza ha cantato a squarciagola l’inno di mammella.
    Ma come mai?
    I paragoni tra catalonia e meridione sono grotteschi, semmai ha senso un paragone con la padania

    • …pare sia stato fischiato anche in quella occasione. Chissà che video guardi.
      La padania non esiste è una invenzione di Sgarbi…fattene una ragione…