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La scure della Nemesi sull’Expo

Ci siamo persi negli infiniti dibattiti suscitati da una folta schiera di editorialisti e scrittori sull’arretratezza del Sud, dedotta ad idea platonica di inciviltià e disonestà ataviche e genetiche (otre che territoriali). Ci siamo sorbiti anni ed anni di pistolotti sulla endemica impresentabilità e disonestà della classe politica meridionale. Non a torto intendiamoci, ma elevare la stessa a esclusivo paradigma del malcostume di un intero paese è paradossale. Oltre che smentito dalle cronache recenti, provenienti da latitudini diverse da quelle meridionali.

Così mentre speciali e controspeciali ci hanno detto praticamente tutto su Genny a’ Carogna, nei talk show si tace sul valzer delle tangenti e su ex ministri (non meridionali) che avrebbero favorito certi latitanti.

A proposito dell’Expo, quanti di voi sanno che il bando internazionale per un concorso di idee per gli allestimenti dell’Expo 2015,  prevedeva l’assegnazione di un punteggio superiore, al concorrente che avesse presentato progetti che avrebbero previsto l’uso di materiali con provenienza geografica entro i 350 chilometri dal capoluogo lombardo?

E’ successo un paio d’anni fa e a tanti quel provvedimento apparse chiaramente ed apertamente discriminatorio geograficamente, perchè di fatto tagliava via dalla partecipazione al bando tutte quelle aziende a Sud di Firenze. Non c’era nessun giudice sportivo ad intimare la chiusura della curva con la condizionale.

L’allora assessore alle attività produttive, Marco Esposito, di cui spesso pubblico interventi su questo blog, insieme al Comune di Bari, presentò un ricorso all’Unione Europea.

Bruxelles diede ragione ai ricorrenti, ritenendo quel bando, volto a “raccogliere idee” e presentare progetti, fortemente discriminatorio.

E’ lo stesso Esposito che mi spiega, in soldoni, quanto avvenne.

Il bando recitava: presentate progetti per l’Expò, nei punteggi c’era un premio per chi presentava idee per l’utilizzo di materiali entro i 350 km da Milano. La Ue disse: il limite di distanza è contrario ai trattati e vigileremo che nei bandi veri e propri (quindi non nel concorso di idee) tale limite non esista.

L’ex assessore alle attività produttive del Comune di Napoli non credeva alla storiella della tutela ambientale:

se la regola ambientale fosse stata valida, sarebbe stata estensibile a tutte le altre circostanze. Quindi, ad esempio, al Sud appalti solo per imprese del Sud.”

Nei fatti se i comuni di Napoli e Bari, insieme alle Camere di Commercio di Napoli e Palermo, non avessero sollevato il problema, e l’UE non avesse minacciato controlli e ritenuto territorialmente discriminante quel bando, probabilmente i “bandi veri” , come li chiama l’ex assessore, avrebbero ufficializzato un trattamento differente su base geografica (un pò come nei fatti avviene per le assicurazioni, a voler essere provocatori).

E allora tutta questa storia, filtrata dalle vicende e dalle cronache giudiziare di questi giorni, dei meridionali, considerati come una fattispecie generale ed astratta, spesso elevati ad archetipo dell’illegalità, mi ricorda che su di noi neo magnogreci s’adagia il velo perequativo della Nemesi, ossia  di quella dea che provvedeva “soprattutto a metter giustizia ai delitti irrisolti o impuniti, distribuendo e irrorando gioia o dolore a seconda di quanto era giusto, perseguitando soprattutto i malvagi e gli ingrati alla sorte.”

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