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La stampa italiana e la balla della Napoli che si indigna solo per Higuain

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La stampa italiana, quella sportiva ancor di più, è un circo Barnum di ovvietà e luoghi comuni; talvolta indulge a bufale prese dal web, tal altre si inventa di sana pianta notizie o le travisa. Può accadere quando giornalisti non in organico guadagnano solo sul numero di notizie pubblicate o sul numero di visitatori che leggono quanto scritto. Si pensa innanzitutto a pubblicare, poi forse, se del caso, si verifica quanto scritto.

Da giorni si legge l’idiozia di una Napoli che si indignerebbe solo per l’espulsione di un calciatore della squadra di calcio e che organizza un flash mob di solidarietà. Ora, premesso che nella maggior parte dei casi, quella indignazione custodisce motivazioni che trascendono il puro evento sportivo, non si capisce per quale motivo il flash mob, uno strumento più legato al gioco e al cazzeggio che alla reale proposta politica, a Napoli, avrebbe dovuto assumere il valore di una indignazione sociale, con risvolti etici e socio antropologici.

Quello che è stato taciuto dallo “storytelling” dei media sponsorizzati,   è che questa settimana Napoli è scesa in piazza per gridare il proprio disappunto contro le politiche (in tema di welfare, trasporti, sanità) di questo governo, politiche che penalizzano il Sud e la Campania.

La stampa, quella, che assecondate condividendo giudizi di valore lontani dalla realtà, lombrosiani, e tipici di oziose e lunghe masturbazioni gossippare nei salotti della domenica, anzichè analizzare la protesta si è limitata a condannare i manifestanti che hanno accolto il Premier, definendoli black block e “infiltrati della camorra”, così come già avvenuto anni fa quando manifestavamo contro l’istituzione della discarica di Chiaiano (solo per inciso, la magistratura scoprì poi legami veri dei ras della discarica con la camorra, legami in cui i manifestanti non c’entravano nulla, anche se furono accolti con medesima “solerzia e determinazione” dalle forze dell’ordine e con pari indignazione dalle veline che il Minculpop, allora come oggi, passa ai “giornalisti impiegati”).

La morale è sempre la stessa: se a Napoli si manifesta per strada si è violenti o infiltrati dalla malavita. Se non si protesta si è acquiescenti e comunque camorristi con la testa nel pallone. La verità è che di quanto sta accadendo a Napoli, pochi lo stanno realmente capendo. E quelli che intuiscono, agiscono con la consueta diffamazione di un intero popolo.

Non solo ci abboffano di cafè e di morale sul come, quando e per cosa protestare, indignandosi se scegliamo modalità diverse da quelle pretese da loro, ma lo fanno proprio nella settimana peggiore, quando intercettazioni telefoniche rilevano un grumo di interessi, non sempre leciti e coerenti col benessere dei cittadini, tra “le persone perbene” con l’accento del “cummenda” che vengono definiti “classe dirigente” di questo paese (volutamente con la minuscola).

PS: a proposito di anticamorra, qualcuno ha avuto perfino da ridire sulla partecipazione del sindaco di Napoli, al pranzo di Pasquetta (un successo in termini di presenza) presso il fondo rustico confiscato alla camorra in quel di Chiaiano, dove l’associazione Resistenza Anticamorra, che da anni gestisce il fondo, è esempio  (con pochi pari in Italia e quasi tutti sotto al confine del Garigliano) di gestione imprenditoriale, equità, solidarietà e opposizione coi fatti alle logiche mafiose.

Faceitec o piacere..tacete…

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