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L’Archivio Sonoro della Basilicata

 

Nel Sud che ha sacrificato la memoria di buona parte delle proprie radici storiche e popolari, esistono luoghi che la digitalizzazione e la rete rendono possibili. Luoghi che avvicinano al passato della propria terra ed aumentano la consapevolezza di quanto si è stati.

Tracce di cultura popolare, di paesi ormai svuotati che vissero tra apparati rituali e aspetti magico-religiosi: ecco L’Archivio sonoro della Basilicata.

Così viene raccontato sul sito http://www.archiviosonoro.org:

L’avvio di un archivio sonoro presso il Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni popolari si deve soprattutto all’attività di Annabella Rossi, orientata in oltre venti anni di ricerca sul campo verso una sistematica ricognizione delle forme festive: apparati rituali e aspetti magico-religiosi e sociali della cultura popolare meridionale, ambiti che costituiscono ancora oggi la peculiarità di un archivio ricco di uno sterminato patrimonio attinente alle culture orali del Mezzogiorno d’Italia.

Di straordinario valore e interesse i fondi fotografici che, oltre alle preziose collezioni storiche, con circa 140.000 immagini, documentano i temi più significativi della ricerca antropologica in Italia con un’attenzione particolare a feste, devozioni religiose, pratiche rituali, giochi e spettacoli di piazza ma anche problematiche sociali e tecniche di lavoro agricolo e artigianale. Il nucleo più significativo dell’archivio fotografico, databile tra il 1950 e la fine degli anni ’70, si deve ancora all’attività di una studiosa dinamica e sensibile come Annabella Rossi, che promosse la costituzione dell’archivio e contribuì ampiamente al suo incremento: le tematiche demartiniane ricorrono frequentemente nelle campagne fotografiche dirette o realizzate dall’antropologa, con il coinvolgimento di nomi di grande prestigio tanto nell’ambito della fotografia quanto in quello della ricerca antropologica.

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