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Libri su Villella presentati, presunti problemi di ordine pubblico?

Smentendo i motivi di ordine pubblico avanzati da un giornalista de La Repubblica, che lo stesso sindaco Colacino indignato aveva respinto, la presentazione dei libri sul brigante Villella, a Motta Santa Lucia si sono regolarmente tenuti. Tra l’altro come lo stesso sindaco aveva annunciato, querelando la testata. Due testi contraddittori presentati nella medesima sede.

Ritorna sulla diatriba Domenico Romeo, ecco un estratto:

Da come riportato, la ricercatrice asserisce che Villella viene considerato un patriota dai suoi concittadini, quando  in realtà era un ladruncolo: scoperta che ha lasciato in molti perplessi.
Per la semplice ragione che fra le motivazioni racchiuse nella richiesta da parte del Comune, assolutamente legittima, di riavere indietro il teschio, è correlata una inconfutabile descrizione storica sull’identità e sul profilo soggettivo del soggetto in questione, sottoposto a fermo, all’epoca,  per avere fatto da palo ad un furto. Non un brigate, dunque, ma un poveraccio che per fame, ha fatto da palo. Fin qui, dunque, niente di nuovo, vecchie verità già accertate.
Motivazione che amplifica le ragioni di coloro che invocano la degna sepoltura, perché avvalorano ulteriormente l’aberrazione su Lombroso e nei riguardi della sua  criminale tesi dell’atavismo.
Ma è altro che lascia sconcertati in molti, ossia quando si legge che la Prof.ssa Milicia asserisce che : “ Se non ci fosse stato di mezzo Lombroso, il cranio del povero Villella sarebbe stato sepolto in una fossa comune…”
Fermiamoci un attimo e ragioniamo.
Con tutto il rispetto per la docente calabrese, se la chiave di lettura di questa frase è intesa come senso della salvaguardia della pietas dei defunti, a questo punto si avvalora ulteriormente la domanda che cosa ci possa fare un cranio ‘salvato’ ed esposto musealmente, nonostante sia privo di ogni particolare scientifico.
Se la chiave di lettura, è intesa come forma di privilegio, perché il suo feticcio è reso immortale da un folle tagliatore di teste, non ce ne voglia la Dott.ssa Milicia, ma, a parere di molti, siamo al dileggio dell’essere umano nei valori più sacri ( sicuramente involontario da parte della docente, che intende prediligere l’aspetto museale ).  Tutt’al più dovrebbe essere Lombroso, l’offender, il massacratore, l’assassino seriale parafiliaco e dovere ringraziare la sua vittima per averlo reso immortale. Solo l’ Italia ha potuto dare retta ad un folle simile, precursore ideologico del nazismo,  in considerazione del fatto che all’estero ridono e sbeffeggiano su tali teorie lombrosiane.
Se così fosse, ci si può ricondurre alla teoria che giustifica il male ponendolo come legge, come Ius imperii per definizione naturale: il diritto criminale, che in questo caso, in forma ovvia, si tramuta in diritto criminale di eugenetica.
Senza offesa per nessuno, sono disamine forti, oggettive, che si ritiene possano mettere d’accordo mondo cristiano e mondo ateo con valori etici.
A parere di molti, appaiono altrettanto lacunose e che potrebbero provocare sincero imbarazzo fra gli addetti ai lavori, le ulteriori dichiarazioni della Prof. Milicia, rilasciate al sito Approdonew, quando sostiene che il Lombroso non aveva catalogato i calabresi come criminali o delinquenti per natura, in virtù degli scritti contenuti nel saggio ‘ In Calabria’.
A comprova ulteriore della sua particolare attenzione morbosa nei riguardi della conformazione cranica dei calabresi, al fine di ricavare i lineamenti de ‘ L’uomo Delinquente’, vi è la sua ‘missione di pace’ come Ufficiale medico dell’esercito savoiardo, in cui lo psicopatico millantatore, da buon mercenario al servizio dei criminali sabaudi, ha avuto tutto il tempo per misurare crani, squartare teste consegnate dopo la macelleria degli antesignani dei nazisti. La terra di conquista delle razze inferiori semitiche, non ha scampo.
Si rispetta il diritto di opinione della docente, ma in tutta franchezza, probabilmente nell’ambito dell’ analisi del testo, a parere di molti, sembra le sia sfuggito il capitolo in cui lo stesso Lombroso descriveva in forma chiara, la conformazione cranica dei calabresi, facendo confluire la logica del proprio discorso, in un contesto di soggetti arretrati ed inferiori su scala umana e sociale, stereotipati per via razziale.
E’ anche, riguardo al Museo che l’autrice del libro, utilizza parole di apprezzamento e che lo esclude dall’essere un Museo razzista.
Per  molti , non solo è razzista, ma è di più: è sottilmente veteronazista, attraverso messaggi a volte diretti o indiretti, alle volte sottesi, alle volte subliminali, che evocano all’ignaro visitatore, l’elenco di razze inferiori, superiori.
I passaggi diabolici verso il visitatore si possono riscontrare attraverso descrizioni apposte sui resti umani : ‘omo quadrumàno” delle specie inferiori’, rimarcando nella guida del Museo a pagina 75 che: “L’indagine lombrosiana tesa a scoprire quale grande monstrum si celi dietro il ladruncolo o il brigante. Derivando una propensione innata a delinquere dalla struttura anatomica dell’individuo o più semplicemente dall’appartenere a una determinata razza si profila la nuova figura del delinquente nato “.
A questi deliri, il Direttore del Museo ha risposto che l’ente, comunque, informa il visitatore dell’infondatezza scientifica di tali teorie ed a questo punto la domanda è sempre quella: attestata l’infondatezza, che motivo c’e’ di esibire resti umani, cavie da laboratorio ?
E’ come se, ad oggi, in Germania si istituisse un Museo che rielaborerebbe le nefandezze del Dott. Mengele ed esposti i poveri cadaveri dei lager nazisti.
In un’ Europa che è uscita con le ossa rotta da due Guerre Mondiali, siamo all’assurdo, alla profanazione dei valori più sacri ed inviolabili, all’apologia del protonazismo.
Il nazismo, di fatti, non è da considerarsi come l’inventore dell’antisemitismo, ma l’organizzatore perfetto di quelle pratiche, convogliate nel famoso diritto criminale, che hanno portato alla deportazione ed esibizione di uomini perché classificati come esseri inferiori, sulla base della pretesa della massa, in sinergia con l’ideologia: una simbiosi inscindibile.
E queste idee, morte il nazismo, si sono svestite della croce uncinata, ma si sono riciclate nei Governi del mondo, nella scienza, nella medicina deviata, nella biologia mistificata, nelle ideologie segregazioniste di cui Mandela fu un alfiere combattente.
L’ultima frontiera, in Italia, è rappresentata da questa ignobile esposizione di crani, teschi, e quant’altro. Che Dio ci perdoni.
La vicenda Lombroso-Villella, in un ottica di osservazione sociale, è divenuta anche una moda da parte di molti, di blaterare di criminologia, di scrivere di argomenti pertinenti alla scienza criminologica, senza che molti degli interessati abbiano una carta che attesti una minima competenza in questa materia.
Questa moda del Lombroso , non è altro che una prosecuzione della moda lanciata dai telefilm Criminal Mind, da cui molti traggono spunti ‘romanzati’ e lontani dalla scienza investigativa reale, in cui tutti diventano criminologi, tutti trovano l’assassino, tutti sanno andare sulla crime scene.
Qualcosa che rimanda ad un fantastico articolo prodotto dal Prof. Marco Strano ( criminologo di rango internazionale), denominato ‘ I criminologi e il circo mediatico’. Si raccomanda  assolutamente la lettura.
Per connessione automatica a questa vicenda, si richiama al gusto del buon senso da parte di molti: non basta leggere la corrispondenza fra Lombroso e Villella, non basta leggere gli scritti di Lombroso, tantomeno recarsi in vacanza nei Comuni calabresi per esaminare atti, per essere conoscitori reali delle origini dell’antropologia criminale. E’ ciò che si legge in alcuni scritti in generale, è di un sincero imbarazzo da non riuscire nemmeno a controbattere.
E’ vero anche che vi sono persone che, al di fuori del mondo criminologico, essendo storici di primo taglio nel panorama nazionale, sono ottimi conoscitori dei  contenuti di Lombroso ( come il Dott. Iannantuoni e Dott. Cefalì, tanto di cappello), ma l’appello che si rivolge non a loro, ma a terze, eventuali persone è quello di non sentirsi padroni della materia in forma compiuta, non solo senza avere certificazioni di competenza criminologiche, ma senza avere fatto affondi in ambito investigativo, su: fisiognomica, identificazione preventiva e segnalamento fotodattiloscopico, frenologia, criminologia clinica ed applicata, e tutto quello che riguarda la concettualizzazione dell’antropologia criminale.
Per fare un esempio assolutamente fuori da riferimenti a cose e/o persone,  un conto è essere degli ottimi docenti di storia, letteratura, psicologia, matematica, antropologia, altro è avere certificazioni di competenza sull’antropologia criminale, quindi di autentica criminologia; un conto è sapere parlare bene di calcio ed intendersi sugli schemi a zona, altro è fare l’allenatore o il calciatore; un conto è sapere distinguere le varie tipologie d’uccelli, altro è saper volare. Qui libet in arte sua perito est credendum, sostenevano i latini.
Siamo figli di una Costituzione democratica, repubblicana, nata dal bagno di sangue versato dai nostri nonni per liberarci dall’oppressore e dall’oppressione del pregiudizio scientifico e morale.
Non abbiamo bisogno di re, regine o stemmi di casati fasulli.
Abbiamo bisogno del giusto buon senso che faccia rinsavire gli italiani tutti di questa nazione, facendoli sentire legati dal sentimento di nazione e di civiltà dell’etica morale.
Ma affinché arrivi questo, appare necessario svegliare le coscienze ed ergerci a portatori e difensori della civiltà della scienza ed avere il coraggio di abbattere qualsiasi contaminazione o servilismo intellettuale.

L’intervento completo.

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