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L’indignazione diversamente leghista per quei terroni con la lode

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Una Italia (quella che inizia a nord della linea del Garigliano) intrisa di razzismo contro “negri, zingari e terroni” non puo’ ammettere che questi ultimi (come i primi ed i secondi) possano eccellere nella istruzione.

Pure Brera rimase stupito dalla velocità di quel terrone di Mennea, non poteva essere.

Ora monta l’indignazione per le lodi profuse nelle scuole meridionali. Pure i governatori delle regioni del nord si sono indignati dimenticando che il figlio di un notabile, pezzo grosso patano leghista la laurea se l’era comprata direttamente in Albania.

E chi lo dice che ci sarebbe il trutto? Quella boiata pazzesca dei test Invalsi.

Ecco cosa scrive Pino Aprile a tal proposito:

E se fosse falsa, sbagliata, inattendibile la valutazione Invalsi, contestata quasi ovunque, fortemente avversata in Italia, boicottata, condotta con dati monchi, criteri superati in molti Paesi e, secondo parecchi eperti, poco oggettivi?

Sud è essere messi nella condizione di non fare e non essere, ed essere poi accusati di non fare e non essere.

E l’Invalsi sembra fatto apposta… Vi sembra corretto paragonare i risultati di uno studente che ha una scuola ben attrezzata con uno che a stento ha il banco? Uno che ha una famiglia con reddito sicuro e l’altro che deve preoccuparsi di cosa deve mangiare oggi? Uno che ha biblioteca, computer, laboratori e palestre e l’altro che se li sogna? Uno che ha il tempo pieno e l’altro il tempo corto? Uno che ha la mensa e l’altro il panino da casa? Uno che ha mezzi pubblici a iosa per raggiungere la scuola e l’altro che ha i treni e i collegamenti del Sud? E poi ci si stupisce se con questi criteri, negli Usa, stabilirono “scientificamente” che i neri sono meno intelligenti dei bianchi?

Quello che suona intollerabile ai razzisti del Nord (e non solo a loro) è che in qualcosa il Sud non sia “sotto” il Nord. Poco importa che sia vero o no: è l’idea che il dogma della minorità meridionale venga infranto e si metta in crisi la base di una identità a sfondo razziale, costruita con le armi (fucilazioni, stragi, carcere, deportazioni, rappresaglie) e in un secolo e mezzo di discriminazioni in infrastrutture, investimenti pubblici e diffamazioni a mezzo stampa “nazionale”.

E questa perdita di sicurezza “razziale” (ormai sono i termini da usare) è misurabile dal livore con cui si grida al complotto, al trucco, all’imbroglio; e rivoli di indignazione colano dalle boccucce a culo di gallina di censori padani, a difesa “del futuro dei nostri ragazzi” (quelli del Sud sarebbero figli di nessuno), vittime dello “squilibrio” (hanno avuto il coraggio di usare questo termine!!) che li sfavorisce rispetto ai loro colleghi meridionali.

Non voglio rifare tutta la storia (autostrade a Nord sì, a Sud Salerno-Reggio; treni a Nord sì, a Sud gli scarti del Nord e a Matera manco quelli; alta velocità solo al Nord e una coda al Centro; aeroporti ogni 50 chilometri a Nord, a Sud intere regioni, come la Basilicata o larga parte di regioni, senza…: per nessuno di questi “squilibri” gli “indignati” nordici hanno sentito vibrare le loro offese antennucce e si son messi a fare i conti per denunciarne l’ingiustizia); fermiamoci alla scuola.

A memoria e al volo: chi si è indignato quando, a opera di una disgraziata serie di ministri all’Istruzione (Maria Stella Gelmini, Francesco Profumo, Maria Grazia Carrozza, Stefania Giannini), si è:

sottratto al Sud quasi mezzo miliardo destinato alle scuole pericolanti, per spenderlo altrove;

sono stati esclusi dai programmi di studio della Letteratura del Novecento, nei nostri licei, tutti gli autori e i poeti meridionali, anche se premi Nobel per la letteratura e ancora è così, dopo sei anni di battaglie, mozioni, interrogazioni parlamentari, Relazione al governo (questo) della Commissione parlamentare Cultura;

si è stabilito che il tempo pieno fosse a Nord e al Sud no;

sono state rese “razziali” anche le borse di studio per gli universitari, grazie a uno dei soliti ragionamenti “finto-logici” modello Lega Nord: a Sud possono averle i meritevoli (sino a esaurimento dei fondi: quindi tanti le meritano, pochi le pigliano, perché i soldi sono scarsi) con reddito familiare entro i 15mila euro; al Nord entro i 26mila (lasciate perdere i discorsi: la vita costa di più. Palle. Con un reddito solo, a Sud, devono campare più persone che al Nord, vista la disoccupazione altissima, e l’assenza o pochezza dei servizi pubblici assorbe buona parte del reddito e le tasse sono più alte). Quindi, se vuoi la borsa di studio, vai al Nord;

i soldi per le scuole terremotate (24mila, di cui quasi 13mila in sole tre regioni meridionali: Sicilia, Calabria, Campania) sono stati distribuiti per il 97 per cento a Centro-Nord, un terzo della somma alla sola, terremotatissima Lombardia (noi credevamo L’Aquila…);

i soldi per combattere l’evasione scolastica, record europeo a Scampia e alcuni quartieri di Palermo, sono stati dati in buona parte alla Lombardia e al resto del Nord;

le norme sulla “spesa standard” sono state violate “a maggioranza”, per impedire che andassero al Sud soldi per gli asili nido, e continuare a darli tutti o quasi al Nord, sorvolando sul fatto che lì gli asili li hanno già, e in gran parte del Sud zero asili;

l’immondo decreto Carrozza-Letta sulla “meritocrazia” universitaria (sono proprio spudorati!) stabilisce che sono “migliori” gli atenei più ricchi, che sorgono in territori dove ci sono molte aziende che danno contributi; in cui si pagano tasse più alte (il reddito al Nord è quasi doppio che a Sud) e i cui laureati trovano più facilmente lavoro, nell’anno, entro 100 chilometri dalla sede dell’università. Criteri clamorosamente razzisti, derivanti da un piano che prevede la chiusura delle università meridionali, cui si nega la possibilità di fare ricerca (anche se il Politecnico di Bari, per dire, con quattro soldi, rispetto a Genova e Milano, è uno dei migliori). Solo un esempio: in base a questi criteri, se il Trota si laureasse a Padova e lo assumesse un’azienda dei dintorni, mentre trenta Einstein si laureassero a Potenza, prendessero trenta premi Nobel, e fossero assunti alla Sorbona, a Oxford e alla Nasa, l’università lucana meriterebbe la chiusura e le sottrarrebbero risorse che andrebbero a Padova…

E questa gentaglia parla di “squilibri”? O ritiene tali sono quelli che non siano, come tutti gli altri, a danno del Sud? Quanti posti per insegnanti al Sud ci sarebbero se fossero corrette le storture razziali della scuola italiana? (Uso il termine razziale, per rendere meglio l’idea; forse, da non marxista, bisognerebbe rispolverare termini desueti e di nuovo attualissimi, come “scuola di classe”: via poveri, terroni e cani dalla scuola “pubblica” riservata, ma con i soldi di tutti, a lorsignori. I quali, poi, si riserverebbero di chiamare “ignoranti” gli esclusi: Sud è essere messi nella condizione di non fare e non essere, ed essere poi accusati di non fare e non essere).

Gli indignati per i voti, se in buona fede, rifacciano i conti e ne diano conto. Nessuno è indenne da errori e la qualità delle persone è nel non temere di ammetterli, il che accresce la loro autorevolezza. I finti indignati per paraculismo razziale (ma IlFattoQuotidiano.it che chiede lumi all’iperleghista Zaia sullo “squilibrio”, ne vogliamo parlare?) sono ormai persi alla decenza. E non possono ripensare alle proprie azioni: correrebbero il rischio di dover denunciare per diffamazione la propria biografia.

 

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