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L’occupazione al Nord finanziata coi fondi per il Sud: i paradossi del Job Act

Il tempo è galantuomo. Quando su questo blog scrivevo di certi argomenti riportando la voce e l’opinione di giornalisti ed economisti (da Marco Esposito a Giancarlo Viesti fino a Pino Aprile) proprio dalle colonne del Corriere del Mezzogiorno si levavano voci che includevano tutti noi nell’alveo di pericolosi “sudisti” “neobbobbonici” (sic!). Pericolosi eversivi ignoranti o inguaribili vittimisti a seconda dei casi. Come se la denuncia di certe tematiche, nobilitasse l’azione solo se l’oggetto della medesima avesse un elemento geografico differente da quello meridionale.

Che oggi anche il quotidiano di Polito riporti certi temi non può che far, dunque, piacere e dare merito a quanto sosteniamo già da qualche anno e, nella fattispecie, dai mesi estivi, ossia che la politica economica del Governo Renzi sta accentuando il divario tra Nord e Sud (lo ha ribadito finanche il CNEL) alimentando un’economia duale e sottraendo al Mezzogiorno fondi per il proprio sviluppo per sostenere solo una parte del Paese. La solita politica, fortemente fallimentare, e lo vedremo, del sostegno alla “cosiddetta” locomotiva del Paese che sta desertificando industrialmente e socialmente il Sud.

Ieri è stato Paolo Grassi in un editoriale dal titolo: ” Più il Nord assume più il Sud paga” a sollevare la questione.

L’editorialista esordisce ricordando di quando, durante gli anni berlusconiani, proprio gli ascendenti del Pd protestavano perchè:

«Il governo Berlusconi, armando il ministro Giulio Tremonti, ha trasformato il Fas in un bancomat da cui prelevare le risorse necessarie per qualsiasi provvedimento o spesa corrente anche non riguardante il Sud, lasciando allo stesso Mezzogiorno solo pochi spiccioli».

E proprio i piddini hanno proseguito nel solo tremontiano.

Come annunciavo già in estate, Grasso scrive:

Con il Jobs Act, i paradossi sembrano quantomeno pareggiarsi. I tre miliardi e mezzo di euro che l’esecutivo Renzi ha deciso di utilizzare per coprire il bonus contributivo destinato ai neoassunti di tutta Italia, beneficio che può raggiungere gli 8.060 euro per ogni unità contrattualizzata, saranno infatti prelevati dal Piano azione e coesione. Strumento voluto nel 2011 dall’allora ministro Fabrizio Barca per colmare i rilevanti ritardi nell’attuazione dei programmi operativi collegati al quadro comunitario di sostegno 2007-2013. Fondi europei destinati al Sud, dunque, ora spalmati sull’intera Penisola. Anzi, stando ai calcoli del presidente della commissione Bilancio di Montecitorio, Francesco Boccia, economista dem e quindi portatore di un giudizio critico sicuramente non considerabile di parte, i soldi originariamente stanziati per il Mezzogiorno torneranno in quest’area addirittura per meno del 30%

 

Il problema è che pure Boccia, il quale già due mesi fa aveva dimostrato malessere per la questione, nei fatti non ha contribuito a che ciò non accadesse.

Così il parlamentare, oggi: «Se ci sono state amministrazioni inefficienti nella spesa delle risorse Ue non è giusto punire le comunità meridionali, sottraendo loro risorse. Sarebbe più logico prendersela con chi ha sprecato o non utilizzato le possibilità offerte dall’Europa».

Il paradosso? Secondo quanto scrive Grasso, riportando delle analisi della UIL:

sommando gli sgravi introdotti con il Jobs Act a quelli fiscali appena citati (quelli introdotti dal governo Monti per chi assumeva al Sud), e tenendo conto di quanto poco possa costare a un’azienda, in termini di indennizzo, il taglio di un dipendente, risulta molto più conveniente licenziare a Sud che a Nord. Paradosso dei paradossi.

 

Come scrivevo ieri, in queste condizioni sapete a chi viene delegato il welfare e le “assunzioni” (consapevolmente o meno chissà) ? Provate a indovinare…

 

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