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Londra: spopolano i prodotti dell’agro casertano

Rappresenta l’altra faccia della Terra dei Fuochi o, meglio, la faccia reale, quella scevra dagli allarmismi che hanno finito per colpire indiscriminatamente le eccellenze agroalimentare dell’agro aversano.

Ogni lunedi dalle terre campane di “Amico bio”, ad esempio, sono destinati quintali di verdure fresche e controllate ai vari market Tesco d’Inghilterra, così come in quelli di Germania, Francia, Olanda.

Accanto a questa realtà, un’altra che racconta l’edizione online del Mattino di ieri:

Artefice del “miracolo” biodinamico che travalica i confini nazionali è la famiglia Amico di Santa Maria Capua Vetere. Da anni la loro azienda agricola, a conduzione familiare, è un’eccellenza che si è fatta conoscere soprattutto grazie alla ristorazione vegana.

Dopo il successo dei ristoranti “La colombaia” di Capua e de “Un sorriso integrale” a Napoli, in piazza Bellini, la famiglia Amico nel 2010 ha deciso di sconfinare a Londra per proporre anche lì le sue delizie per palati che vogliono gustare qualcosa di diverso dalla “solita” carne o pasta: dagli antipasti composti di patate, riso, scarole, carote, olive fino alle zuppe, ai ravioli, agli spaghetti al pesto, passando per i burger vegetali e la frutta di stagione, tutto è un tripudio di sapori inesplorati, organici, circondati da un’atmosfera familiare.

Si tratta forse dell’unico ristorante biodinamico italiano in giro per l’Europa, per un’azienda che da quasi 20 anni s’impegna per lo sviluppo armonico dell’essere umano, in piena sintonia con la Natura, “favorendo i corretti rapporti basati sulla fratellanza tra tutti gli esseri viventi, valorizzando il meglio delle culture d’Oriente e d’Occidente fra tradizione e innovazione”.

Una questione, quella della presunzione di inquinamento per i terreni dell’agro casertano, risolta anche da una recente sentenza della Corte di Cassazione:

Nella sentenza n. 45001 del 2014 della prima sezione penale della Corte di Cassazione, presieduta dal magistrato Arturo Cortese, depositata lo scorso 29 ottobre, infatti, si sostiene che “non può ritenersi corretto, neppure ai limitati fini dell’apprezzamento del fumus contestato – ovvero l’avvelenamento dei terreni – il riferimento a schemi presuntivi che s’attestano su indicazioni di carattere meramente precauzionale” e quindi il provvedimento di sequestro impugnato dalla difesa “non può che essere annullato con rinvio al tribunale di Napoli perché proceda a un nuovo esame”.

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