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L’oro nero che in Italia rende poveri – Video

In Campania la Terra dei Fuochi. In Puglia l’Ilva di Taranto. In Basilicata le estrazioni petrolifere che generano “eventi che possono capitare”, in cambio di qualche buono benzina per tenere buona la popolazione.

E chi denuncia lo stato dei luoghi e dell’inquinamento? Semplice, finisce per essere rinviato a giudizio e vedersi i carabinieri in casa per perquisirla da cima a fondo…perchè? “procurato allarme”.

Non è un caso che un certa rete di monitoraggio sia stata attivata solo dal 2011 (per stessa ammissione dell’Eni) mentre il petrolio in Basilicata si estrae da circa 25 anni (risalgono al 1981 le prime ricerche di petrolio in Val d’Agri con il pozzo Costa Molina 1). Anni in cui sono passati sotto silenzio tutta una serie di incidenti e anomalie. Che per l’Eni, però, non si chiamano incidenti ma eventi, cose che possono capitare. «Come la fuoriuscita di migliaia di litri di greggio in un bacino naturale per la raccolta di acque piovane il 17 marzo 2002; la nebulizzazzione di 500 litri di greggio il 06 giugno del 2002; l’immissione in aria di ingenti quantitativi di gas inquinanti il 4 ottobre del 2002» ricorda Bolognetti. Oppure la «misteriosa» intossicazione da idrogeno solforato di 20 operai di un’azienda che si trova proprio di fronte il Centro Oli, per i quali fu necessario contattare il centro anti veleni di Pavia.

Le royalties? Leggete cosa scrive pandosia.org:

La percentuale delle royalties ammonta attualmente al 7% secondo il Decreto Legislativo 25/11/1996 n. 625 che riduceva, guarda caso prima dello sfruttamento della Val d’Agri, le percentuali più elevate indicate dalle leggi precedenti (erano dell’8% e del 9 % secondo la L.613/67). Solo il 30% del 7% trasferito allo Stato diventa royalties petrolifera che viene erogata direttamente alla Regione, anzi alle Regioni. Pare infatti che anche in Puglia arrivino le royalties del petrolio lucano, proprio grazie alle raffinerie a Taranto che lo lavorano. Cifre da terzo mondo: il Congo intasca ad esempio il doppio dalle royalties pagate dai petrolieri in Basilicata. Percentuali maggiori  vengono erogate ai governi nei paesi ricchi come la Norvegia che ha finanziato interamente il Welfare State, le pensioni, le assicurazioni, il lavoro giovanile, tesaurizzando le restanti somme per il futuro e per linvestimenti in fonti rinnovabili. Lo Stato Italiano è più generoso. Decide di finanziare, attraverso il CIPE, le compagnie petrolifere restituendo loro i soldi che ha incassato per le concessioni lucane e forse di più. In 10 anni il CIPE ha finanziato alle compagnie che operano in Basilicata circa 1 miliardo di Euro ed altrettanti sono stati accordati attraverso la BEI (Banca Europei Investimenti). Nella cassaforte della tesoreria della Regione Basilicata sono già arrivati 291 milioni di Euro dalle royalties (il 30% del 7%) dei 346 milioni di euro fin ora maturati. Una cifra assoluta irrisoria ma una bella cifra per i Lucani!. C’è chi oggi chiede di ricontrattare con l’ENI le percentuali delle royalties, nonostante le leggi  impongano  il 7%, dimenticando che già qualcuno si è prodigato a chiedere gratis tutto il gas estratto in Basilicata con risparmi sulla bolletta energetica per i Lucani.

 

Il video:

L’oro nero che in Italia rende poveri – Video – Corriere TV.

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