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Lucariello e Nto’: il dialetto napoletano nel rap è ancora discriminato

Lucariello e Ntò, due degli artisti rap napoletani più noti, si sono confrontati oggi in una intervista pubblicata dal quotidiano piemontese La Stampa. Il primo già vocalist degli Almamegretta, durante la vacatio di Raiz, ha appena pubblicato il suo terzo album  “CMNF8” (“ch me ne fott”) Ntò, invece, ha pubblicato l’ultimo disco “Il coraggio impossibile”

Interessante quanto dichiarano, soprattutto sull’aspetto identitario della musica napoletana, sia classica che hip hop. Ecco un estratto :

«A Milano e a Roma ci sono etichette, radio, tv, giornali, brand. Gli ultimi prodotti musicali provenienti da Napoli che hanno abbracciato tutto il paese in maniera significativa sono stati gli Almamegretta e i 99 Posse , quando ancora c’era la Flyng Records a Napoli. Se vai una settimana a Milano per fare promozione chiudi accordi che a Napoli non faresti mai», dice il rapper di “Cappotto di legno”. Le idee, però, non mancano. «La scena di qui è una fucina di idee originate da magnetiche forze naturali e da esperienze quotidiane a tinte molto forti. Non per campanilismo, ma a mio avviso la scena napoletana è la più tecnica, estrosa e con una forte identità», spiega Nto’. 

Ci sono la canzone classica o quella neomelodica. « Non c’è confronto tra i generi, bensì convivenza e scambio. Inoltre credo che si debba specificare cosa si intende per genere neomelodico, che non trovo poi così profondamente radicato, almeno non più della villanella cinquecentesca o della canzone classica napoletana sviluppatasi con la nascita di case discografiche (come Girard, la Calcografia Calì, Francesco Azzolino o i Fratelli Fabbricatore e i fratelli Clausetti) e di autori (come Salvatore Di Giacomo, Libero Bovio, Ferdinando Russo, Eduardo Di Capua) dalla fine dell’ 800 fino ai nostri anni ’70», spiega l’ex Co’ Sang.

 

E il problema del dialetto esiste? ’O Sole Mio è una delle canzoni più apprezzate del mondo, e dovrebbe essere la prova che non è principalmente una questione linguistica se queste rime non raggiungono il pubblico che meriterebbero. Lucariello su questo ha le idee chiare «Nel nostro Paese artisti che cantano in slang americano vendono centinaia di migliaia di dischi e sono regolarmente passati in alta rotazione dai network e dalle tv musicali, anche se la gente non li capisce. Purtroppo la lingua napoletana per i ragazzi italiani non è figa ed è frequentemente associata a qualcosa di provinciale da discriminare. Non credo sia un limite, ma una ricchezza fonetica che ha il suono della strada. Ciò non toglie che sia importante aprire i propri orizzonti. Ho sempre scritto in entrambe le lingue e in quest’ultimo album ho fatto due versioni, in italiano e napoletano, ma in fondo c’è una forzatura, come far cantare Snoop in un inglese stile Oxford!»

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