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Ma quale truffatore, è un artista quello dei 300 euro spacciati a Berlino

Disclaimer: post  semiserio e surreale (oltre che provocatorio).

Non chiamatelo truffatore e neppure falsario vi prego. Il falsario è uno che imita pedissequamente, con sapienza certo, ma senza fantasia. Senza ispirazione. Senza poesia. Senza trama. Senza politica. Un banalissimo copia incolla. Chi ha realizzato e spacciato la banconota da 300 euro, per di più in Germania, è un’idealista. Egli è andato oltre la sterile critica alla moneta (“No Euro” a prescindere) siamo davanti ad un atto rivoluzionario, di disobbedienza verso l’intero sistema monetario europeo. Inventare un taglio, realizzarlo e spenderlo mette in crisi l’utilizzo stesso della moneta e le modalità di emissione. Altro che la clonazione della carta di credito.

Alzi la mano chi non ha pensato che il o i tedeschi che hanno accettato la banconota da 300 euro, un pò selo sono meritati. La mannaia della nemesi che si serve dello strumento del falsario.

E l’immagine, se è quella che ho trovato su Google, l’avete vista? Una elaborazione da poesia. Un vagone in legno che sembra uscito da uno “spaghetti western”, con le porte aperte. Che rende ancora più beffardo il senso di chi sembra voler andare oltre le intenzioni puramente e volgarmente delinquenziali.

Francesco Amodeo, su Identità Insorgenti scrive a proposito della BCE:

la moneta viene creata sganciata da qualsiasi tipo di copertura (anche quella dei falsari) ma questa volta viene data in prestito a chi la richiede ad un prezzo che tiene conto non solo del valore nominale (quanto c’è scritto sopra e non quanto è stato speso per fabbricarla) Esempio una banconota da 10 euro viene “venduta” a 10 euro e non a 20 centesimi che è il prezzo della carta più il lavoro di manodopera per fabbricarla. Ma non solo, essa viene anche gravata di interessi. In pratica chi fabbrica gli euro (quelli considerati autentici) per ogni banconota di 10 euro ne richiede in cambio 12. Questo sistema genera un credito infinito per chi la emette ed un debito inestinguibile per chi la richiede. Perché al momento che la moneta viene richiesta il richiedente è già automaticamente indebitato.

 

Logica che non appartiene al falsario per il quale la banconota deve per forza di cose generare reddito per chi la spaccia e chi l’acquista altrimenti il gioco non varrebbe la candela e la banconota rimarrebbe senza mercato. Quella del falsario costa sempre meno del suo valore nominale.

Epico dunque l’artista delle 300 euro, a metà strada tra Totò che vende la Fontana di Trevi e Robin Hood che ruba ai ricchi per dare ai poveri. Quell’oggetto di falso oggi vale di certo più di quanto avrebbe dovuto. Ma fabbricare soldi falsi è reato. Non fatelo, neanche se vi sentite degli artisti dentro e avete intenzione di creare un nuovo taglio di moneta.

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