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Manolo Gabbiadini, un uomo sobrio in loden

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Dopo Monti e Mattarella la sobrietà italiana, in salsa orobico e partenopea (per acquisizione), ha un solo volto, quello di Manolo Gabbiadini.

Vi confesso che quando lo avevo sentito chiamare con questo nome così esotico, mi sono sempre immaginato un ragazzo ispanico o romagnolo che arrivava in auto agli allenamenti con il volume a palla, diffondendo nell’aere di Castelvolturno tutti i successi di Raul Casadei e dell’Orchestra Italiana di Renzo Arbore. Uno che dopo un gol ballava la lambada con Inler. E invece quando l’ho visto inquadrato che correva come se il fatto non fosse il suo, dopo il primo gol col Chievo, ho bestemmiato contro la regia della pay tv perchè, pensavo, stesse inquadrando il parcheggiatore abusivo fuori allo stadio che correva perchè aveva visto i vigili.

Quando, sempre contro il Chievo, ha segnato il secondo gol, e la pay tv è tornata ad inquadrarlo mi sono inalberato un’altra volta: uanem, n’ata vot a chist che fà ‘o scem rind a televisione?

Quando lo hanno intervistato nel post partita ho capito che era uno dei nuovi acquisti del Napoli ed ho pensato: come è sobrio, sembra Mattarella. Così sobrio che prima della partita chiede al magazziniere le magliette del Napoli della serie C per far sparagnare a De Laurentiis. Quando il presidente l’ha saputo, avrebbe voluto fargli firmare un contratto per vent’ anni, poi gli ha regalato l’ultimo Super Tele che Montervino aveva comprato a Paestum e che il figlio Edo teneva per ricordo nella cameretta a Los Angeles insieme al poster di Edy Reja.

Quando ieri Manolo ha segnato contro l’Udinese ovviamente ha esultato con sobrietà e si è sentito in colpa per il gol ai bianco neri di Stramaccioni. Così mentre Decibel Bellini esortava il pubblico a urlare cento volte MA-NO-LO, il bomber, pentito, si è andato a confessare dall’aspirante boss di Gomorra, Salvatore Conte “Manolo, vien, vien a t piglià ‘o perdono”.

Poi, per festeggiare, dopo il match, è andato a messa a Pompei insieme a Rafael. Durante il viaggio, in auto, la top ten delle preghiere di Radio Maria.

Pare che il portiere napoletano, in estasi mistica, l’abbia nominato chierichetto della sua cappella personale, dietro alla porta del San Paolo.

Gabbiadini è così sobrio e serio che quando percorre il sottopassaggio del San Paolo, nei pressi delle scalette che conducono sul terreno di gioco, dove è allestito, dai tempi di Maradona, l’altarino con la Madonna di Pompei, San Gennaro ed altre immagini sacre, sono queste ultime che toccano Manolo, per ottenere benedizione, e non viceversa, come fanno tutti gli altri giocatori.

Amen, va bene così Gabbia, altri 200 gol in maglia azzurra. Quella del Napoli.

*Articolo scritto per Il Napulegno

 

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