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Maroni al Corsera: basta con le Pen, torniamo alle origini “meno soldi al Sud”

Se ne facciano una ragione i sovranisti in salsa verde meridionale, gli adulatori del Salvino nazionale lepenista : il politburo della Patania ha intenzione di scaricare il nazionalismo di don Matteo e di ritornare alle origini.

In occasione del referendum sull’autonomia di Lombardia e Veneto, Maroni tuona:

«Certo. Per tenerci più soldi e mandarne meno al Sud. Non è che io chieda mezza competenzina in più: io voglio che la metà del nostro residuo fiscale, e cioè 27 miliardi, resti in Lombardia e non vada ad alimentare altri sprechi al Sud. Non so se è chiaro. Se non lo è, farò un manifesto. Questa è la Lega Nord, questo è il messaggio forte che noi dobbiamo rilanciare».

Addio grande ammucchiata bruno verde, si torna al localismo etno/economico dei bei tempi che furono.

Intanto proprio al proposito del referendum  autonomista di ottobre, volto ad appagare lo sfizio di chi “mangia” con la (presunta) questione settentrionale, l’economista Gianfranco Viesti, dalle pagine de Il Mulino, scrive:

I presidenti leghisti della Lombardia e del Veneto sono espliciti: il vero obiettivo dell’iniziativa è ottenere maggiori risorse pubbliche rispetto alla situazione attuale; il referendum serve a ottenere sostegno politico per questa richiesta. Si dice: per trattenere sul suolo regionale una maggiore quota delle tasse pagate dai cittadini. Ma le regole della tassazione e dell’allocazione della spesa nel nostro paese sono stabilite dai grandi principi costituzionali: ad esempio, la progressività della tassazione e l’istruzione obbligatoria e gratuita.[…]

Con buona pace dei leghisti di ieri e di oggi, non esistono «soldi del Nord» che vengono sottratti: il «residuo fiscale» che si può stimare (la differenza fra le tasse pagate dai cittadini di una regione e la spesa pubblica che ricade in quella stessa regione) è semplicemente l’esito ex post, in Italia come in tutti gli altri paesi, dell’applicazione delle norme costituzionali in presenza di differenze territoriali nei redditi. Il tentativo del referendum, dietro le richieste di maggiore autonomia, è quello di ottenere dallo Stato l’allocazione, in via preventiva, di maggiori risorse. Naturalmente, sottraendole a tutti gli altri cittadini italiani. È una evidente scelta politica che si colloca nella tradizione leghista; nel dilagante «egoismo dei ricchi»: date più soldi pubblici a noi e meno agli altri.

Il voto serve dunque a portare tanti lombardi e veneti a esprimersi sulla domanda implicita: volete sottrarre risorse pubbliche agli altri cittadini italiani per beneficiarne voi?Una deriva assai pericolosa. Dispiace che il sindaco di Milano (già paladino della riforma costituzionale), sostenga che «se si farà il referendum io consiglierò di votare positivamente». Forse perché non è al corrente delle motivazioni politiche per cui è stato deciso? O forse perché ritiene che sostenere un’iniziativa che potrebbe forse portare più risorse alla sua città (anche se a spese delle altre) sia coerente con l’essere il sindaco della «capitale morale» d’Italia?

Nel frattempo, frotte di terroni con lo spauracchio dell’immigrato e dello zingaro appoggiano un progetto politico volto a togliergli risorse. Nel solco della tradizione italiana.

 

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1 comment

  1. Ma lo sa questo che sono 160 che campa sulle nostre spalle? E di sicuro non sanno neanche che sono sempre stati quattro caproni ? Senza il sud non sarebbero esistiti.