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Mentre lo stivale si sbriciola, 100 mld di investimenti vanno in opere, quanto utili?

di Raffaele Vescera*

Dai dati dell’Allegato Infrastrutture del Governo Renzi, per quanto riguarda le linee in costruzione e quelle programmate, risultano questi costi:

1) Tunnel in Val di Susa più linea di accesso a Torino 9 miliardi di euro.
2) Treviglio-Brescia 2,050 + Brescia-Verona 2,747 miliardi
3) Verona-Padova 5,130 miliardi
4) Venezia-Trieste 9,547 miliardi
5) Accessibilità Malpensa da linea Av Torino-Milano 1,148 miliardi
6) Tunnel del Brennero 4,865 miliardi
7) Accesso al tunnel, ovvero quadruplicamento linea Verona-Fortezza, 4,216
miliardi
8) Alta velocità Tortona-Sempione 7,205 miliardi di euro
9) Raddoppio Napoli-Bari 5,8 miliardi
10) Velocizzazione Battipaglia-Reggio Calabria, 234 milioni di euro

A conti fatti, 51,912 miliardi di euro ai quali ne vanno aggiunti altrettanti per il già costruito sulla Torino-Milano-Napoli. Ma questi sono soltanto i costi previsti sulla carta. Sappiamo già, per acquisito scetticismo sulle previsioni, di quanto esse cresceranno, poiché a questi vanno aggiunti i costi dei “nodi ferroviari cittadini” delle “linee elettriche aeree” e del “materiale rotabile” ovvero i treni.

Tuttavia, attenendoci ai soli costi previsti, occorrono un centinaio di miliardi di euro, molto di più di una legge finanziaria per risanare il bilancio dello Stato, per costruire un migliaio di chilometri di ferrovie. Con una media ufficiale a km, come già detto, di 32 milioni di euro per il già costruito e di 45 per quello in costruzione ma una media reale che è più del doppio poiché vanno aggiunti i costi “imprevisti” che fanno lievitare il prezzo ai cento milioni di Euro a Km che si ottengono dividendo cento miliardi per mille. Cosi è, se vi pare.

Che cosa si poteva fare e non si è fatto con il centinaio di miliardi di euro spesi? Che cosa avrebbero fatto, per esempio se avessimo affidato questi soldi ai cugini francesi o a quelli spagnoli? Considerando i loro costi, diciamo più di 10.000 chilometri di ferrovie ad Alta velocità, al posto dei nostri 1.000. E dove li avrebbero fatti i 9.000 chilometri di AV mancanti in Italia? Diciamo 800 da Bologna a Lecce, 300 da Napoli a Bari, 250 per unire la Sardegna, 400 da Salerno a Reggio Calabria, 300 per unire Messina, Catania e Palermo, (questi ultimi due già previsti e poi misteriosamente scomparsi nei piani dell’AV).
Ma siamo ancora a poco più di 2000 chilometri. Che ci facevano con quanto restava? Facile, portavano il treno a Matera e miglioravano i tratti interni lucani, abruzzesi e molisani. Qualcuno ci dice che sarebbe avanzato ancora qualche miliardo di euro. Che ci facciamo? E’ facile, direbbe un paesano un po’ contadino e un po’ filosofo di nostra conoscenza, Nicola: “Terminiamo l’autostrada Salerno Reggio Calabria e aggiustiamo tutte le strade interne montuose del Sud che cadono a pezzi. Mettiamo in sicurezza idrogeologica tutto il territorio del Paese e ricostruiamo l’Aquila, una delle città più belle del mondo, orgoglio dell’ex Regno di Napoli, ora abbandonata al suo sfortunato destino dallo Stato italiano.”

E poi, con quello che ancora resta che ci facciamo, gli chiederemmo. “E’ facile, ci risponderebbe l’amico, ci facciamo una decina di aeroporti al Sud, vanno a una cinquantina di milioni l’uno, serviti chiavi in mano.” Ma i soldi sono finiti, gli diremmo, così non resta nulla per il ponte sullo Stretto. Già conosciamo la risposta di Nicola: “Ma siamo proprio sicuri che, dopo questa rete di infrastrutture al Sud quel ponte servirebbe ancora? Che facciamo, storpiamo la faccia allo Stretto di Scilla e Cariddi, cacciamo via le Sirene, impediamo ad Ulisse il passaggio per i prossimi tremila anni, e poi chi glielo dice ad Omero?”

*giornalista e scrittore pugliese

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