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Mettete un pianoforte in ogni piazza di Napoli, per favore

A costo di scadere nello stereotipo e nell’oleografia, da una settimana o qualcosina in più nella stazione di Piazza Garibaldi a Napoli, si è materializzato, come per incanto, un pianoforte. Messo lì, tra viaggiatori increduli e note struggenti, tra chi parte (e un poco muore) e chi vuole esibirsi sul palcoscenico delle più note canzoni del repertorio classico napoletano. Ma non solo. Poichè una stazione è già di per sè un topos cosmopolita, e a Napoli lo è ancor di più per ovvie ragioni di contaminazione, al repertorio partenopeo si fondono le note del Paese di origine di chi batte sui tasti bianchi e neri del piano.

E allora non è difficile, se volete l’assurdo ha una concreta ed attuale coerenza musicale, passare da My Way a Tu vuò fà l’Americano, nel tempo che occorre al cambio di scena del pianista di turno. Tutto sotto l’occhio attento e un pò sorpreso del “forestiero” che diventa autoctono quando s’accinge al proscenio offerto dallo strumento. Badate non lo si fa per raccogliere spiccioli, tutto ha luogo per un sentimento di napoletanitudine, popolare e snob, che unisce il ricco e il povero, chi viaggia in Frecciarossa e chi nei carri bestiame degli interregionale,  chi suona divinamente e chi un po’ meno, chi ama il pop e chi lo detesta, solo in funzione di quella affezione dell’animo e di quella teatrale (senza aver paura di apparire talvolta finanche grottesca) rappresentazione della propria vita, che se parti o se arrivi dalle parti di Partenope ti “infetta”.

Senza indulgere oltre modo all’oleografia, il pianoforte pare essere stato messo lì da Trenitalia, in uno dei luoghi che, se aperti al bello e alla cultura, fa dimenticare alla gente pure il gioco delle tre carte e la vendita di mattoni spacciati per cellulari. Suona e fà quel che vuoi.

Allora mettete un pianoforte in ogni piazza di Napoli, per piacere…

PS: alla faccia di chi “un pianoforte lasciato così e non se lo rubano?”

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