Crea sito

Monza: leghista contro tonni siciliani, gabbie e migranti

Si sa i leghisti, soprattutto monzesi, su Facebook si fanno prendere la mano.

Ricorderete, ad esempio, la consigliera che invocava Etna, Marsili e Vesuvio.

Bene, oggi La Repubblica pubblica un nuovo caso a metà strada tra l’ittico e il geografico. Nello specifico, la foto di un commento di Anna Giulia Giovacchini, a capo della commissione Tutela animali del Comune di Monza, che alla notizia di cento migranti salvi, nel canale di Sicilia, grazie alle reti per tonni ha commentato:

“Quindi le gabbie dei tonni non solo uccidono i poveri pesci, ma danneggiano direttamente anche gli italiani, vegetariani o onnivori! Un motivo in più per non mangiare tonno!”

Ecco la foto del post (per ingrandire basta cliccare):

lega

 

A trasferire il caso dal web al dibattito politico è stato Paolo Piffer, consigliere comunale di CambiaMonza, che parla di “frase stupida e razzista” e commenta così il caso: “Sulla rete ognuno è libero di scrivere ciò che vuole, ma se ne assume tutte le responsabilità; esattamente come accade nella vita”. (La Repubblica Milano)

 

Tags: , , ,

1 comment

  1. Questi leghisti, ormai, sperano in taluni accadimenti dolorosi che la provvidenza divina mette a loro disposizione al fine di poter esprimerla loro rabbia repressa, ancora meglio, con esternazioni xenofobe e razziste.
    Le esternazioni di questa povera gente è la conferma del processo di intossicazione che ha subito, per anni, per mano del vecchio apparato politico della lega, ed ora anche con il nuovo.
    Gianfranco VIESTI – esperto di economia internazionale e politica economica – ha scritto, a proposito degli effetti del leghismo: “Il leghismo è penetrato progressivamente nel corpo della società italiana (in una piccola parte della società italiana, io preciso) è l’ha progressivamente avvelenata”.
    Questo pensiero chiarisce e spiega le motivazioni dei vari commenti che ogni tanto, qualche nostalgico e sperduto leghista, pubblica sulla rete.
    Mio padre, con il quale ho sempre avuto un rapporto conflittuale, mi diceva sempre, quando voleva placare il mio ardore di cambiamento dovuto ai miei vent’anni: “abbi pazienza, il tempo è galantuomo; saprà interagire benevolmente con te, al momento giusto e se operi per il bene”.
    Non sbagliava.