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Mose, e si aprirono le tasche

La vicenda del malaffare che ha colpito il Nord con lo scandalo Expo prima e Mose poi, fa svegliare anche quella parte di stampa obnubilata dal solito clichè del Sud sprecone, mariuolo e compagnia bella. E soprattutto dimostra che non esiste alcuna prerogativa etica di natura regionale.

Oggi perfino Oscar Giannino, quello che provocatoriamente aveva invocato il Vesuvio per risolvere la questione rifiuti a Napoli, si è svegliato.

In un fondo sul Mattino, tra le altre cose scrive:

Parliamoci chiaro: il Mose a Venezia, e lo stesso vale per Expo come per la Tav, hanno indirizzato al Nord risorse di gran lunga maggiori di quelle riservate al Sud. Perché lo spirito iniziale del centrodestra fondato da Berlusconi aveva un forte impulso a soddisfare non solo esigenze politiche quelle della Lega ma di un radicamento territoriale complessivo e di uno sbandierato rapporto con le imprese.

Ed ancora:

 

La scelta non è però stata effettuata in base a inoppugnabili criteri di costo-beneficio. Per dirne una: Venezia è un patrimonio dell’umanità che attira turisti da tutto il mondo e va
assolutamente preservato. Ma lo Stato che ha già versato 5,2 miliardi per la
realizzazione delle paratie mobili che servono a evitare l’acqua alta è lo stesso Stato che centralmente non destina che 150 milioni l’anno a interventi contro l’intero dissesto idrogeologico nazionale. Quello che a ogni autunno provoca non acque alte, ma decine e decine di morti in tutto il Paese. È amaro dirlo, ma il Nord esce male da queste scelte.

E’ da un pò di anni che scrittori e giornalisti, e bloggers, vanno scrivendo e denunciando la sperequazione territoriale nella distribuzione di fondi e risorse che poi finiscono, de relato, più o meno consapevolemente, per generare fenomeni che, quanto meno, destano l’attenzione della magistratura. Spesso adducendo e motivando la maggior richiesta di fondi, a vantaggio di talune regioni piuttosto che di altre, con  solita storiella che bisogna smetterla di “assistere” il Sud. In quel Sud dove non solo non c’è la Tav, ma gli intercity talvolta sono dei modesti vagoni che altrove assolverebbero il compito di metropolitana. Insieme agli asili mai costruiti ed alle scuole mai messe in sicurezza.

Nel 2009 Galan, da governatore del Veneto, diceva (oggi suona un pò beffardo):

“Non posso tacere, perché la mal posta nuova ‘questione meridionale’ sta sollevando in Veneto un’ondata di reazioni intonate all’indignazione o ad una rabbia che dal rassegnato passa alla più profonda delusione”. Cosi Giancarlo Galan sulla rediviva questione meridionale. “In realtà, sono stati i modi politici assunti di recente da un certo ceto politico ‘sudista’ – dice Galan – che sono subito apparsi come ricatti o pretese non comprensibili nè ricevibili dalla stragrande maggioranza degli italiani che vivono e lavorano a nord di Roma. E quasi certamente quei modi e quelle pretese debbono essere apparse imbarazzanti anche alle forze migliori della società meridionale” […] ” dove il localismo o l’emergenza ‘urlano più forte’, lì immediatamente appaiono i commissariamenti, l’intervento straordinario, addirittura il ritorno al passato, per esempio al fantasma della Cassa del Mezzogiorno.

Già, ma chi mangiava veramente con la Cassa del Mezzogiorno? Chi con i commissariamenti e le emergenze? Chi con le “grandi opere”,  laddove non servono, che lasciano scoperte aree del paese tagliandole fuori dallo sviluppo e dal normale vivere civile?

Buongiorno, Giannino..chissà se anche a lei qualche illustre collega dirà che è diventato “neobbobonico sudista”.

 

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