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Napoletano: ovvero di quando la connotazione geografica diventa un fattore diminutivo

Guardate questa didascalia. Accanto all’immagine di Schettino, campeggia in rosso il marchio di connotazione territoriale “NAPOLETANO”. Un marchio a memento della codardìa di un uomo, della cialtronesca attitudine ad “abbandonare la nave” nel momento del pericolo.

La scelta, a mio parere infelice, è del Fatto Quotidiano del 17 Settembre, pagina 9.

Le azioni di Schettino, si commentano da sole, non è mia intenzione scendere nel merito della vicenda che vedrà in giudizio la sua risoluzione, ma ancora mi chiedo perchè l’informazione debba connotare geograficamente un individuo per affibbiargli un marchio diminutivo e deteriore.

Qualcuno ha mai visto, ad esempio, una tale didascalia “TOSCANO” accanto alle foto della buonanima di Pacciani?

O la didascalia “GENOVESE” accanto all’immagine del comandante della “Jolly Nero” che travolse ad alta velocità la torre piloti del porto di Genova, causando 9 morti?

E giustamente, direi, fondamentalmente a qualcuno importa sapere, con zelo e pruderia lombrosiana, l’origine territoriale dell’autore di un reato?

E’ successo, di recente, anche per l’omicidio di Brescia, di quella ragazza uccisa con un figlio in grembo. Nei titoli dei giornali non era unica col suo nome e cognome, ma “la brasiliana” come a voler rimarcare le suggestioni di chissà quale immaginario maschile che potesse giustificare un delitto così efferato.

O come quando Preiti, il 28 aprile, ha sparato a due carabienieri all’esterno di Montecitorio. Non era iltaliano, ma “calabrese”, tanto che un amico dall’Ecuador mi inviò la rassegna stampa dei giornali locali, che spiegavano la dinamica dell’incidente, individuando il colpevole con la didascalia “calabrese (sur italia)”.

Anche Daniele Sensi, blogger de L’Espresso, evidenziava, qualche tempo fa, questa abitudine tipicamente italiana. Così, quando il delinquente è straniero, è marocchino, albanese, cingalese, o se diventato italiano, se ne rimarca comunque l’origine(d’origine slava, nord africana). Non accade ad esempio in Francia, dove un delinquente è delinquente e basta senza la necessità di citare, nei titoli, la provenienza territoriale.

Ecco la foto del post dell’epoca

 

Così Angelo Forgione, dal suo blog, ha commentato la didascalia de Il Fatto Quotidiano: Ma evidentemente i cialtroni sono solo i napoletani… e i napoletani, solo cialtroni.
Impossibile stare a questo gioco. Schettino è stato un irresponsabile, prima sbruffone e poi codardo, e dovrà evidentemente saldare il conto con la giustizia, ma i napoletani non hanno di certo il copyright della cialtroneria certificata, che appartiene invece a qualche operatore dell’informazione.(Blog Vanto)

Napoletano, calabrese, brasiliana, marocchino…aggettivi apparentemente innocui ma che conducono pericolosamente il lettore oltre le righe…E mi chiedo, e vi chiedo, ma perchè?

PS: per la cronaca una parte della tecnologia, relativa al monitoraggio dell’andamento delle onde, usata per raddrizzare la Costa Concordia era proprio napoletana, ma questo non lo hanno detto, ovviamente: http://ilazzaro.altervista.org/recupero-concordia-team-napoletano-monitora-landamento-delle-onde/

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