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Napoli: la statua di Garibaldi che non trova pace

Non trova pace la statua di Garibaldi a Napoli, restaurata nel 150esimo dell’Unità. Nella notte tra giovedì e venerdi ignoti hanno versato della vernice rossa sul basamento in granito e piperno. Come scrivono i cronisti di giudiziaria, quelli bravi che assimilano il fenomeno ad un atto vandalico come la pallonata che colpì, staccandolo dal resto, il dito della mano destra della statua di Alfonso d’Aragona a piazza Plebiscito.

Assimilare i due eventi è da ingenui (marescià ve lo giuro, ho un alibi di ferro). Sia per il simbolo colpito che per il luogo.

Nel 2011 gli operai dei cantieri navali di Castellammare, nel pieno della protesta per la paventata chiusura da parte di Fincantieri, decollarono una testa di Garibaldi e la sistemarono in un gabinetto. Nella stessa occasione, nelle sale del Comune occupato, fu fatta rotolare da un piedistallo la statua di Vittorio Emanuele III. I cantieri di Castellammare vanto dell’industria dell’allora Regno delle due Sicilie furono fortemente ridimensionati dopo il 1861. L’allora rabbia degli operai non era cieca ed ignorante. Ma ragionata nel colpire i simboli.

Così come non è un semplice atto vandalico quello compiuto, l’altra notte, nei confronti della statua di Garibaldi nell’omonima piazza, proprio fuori alla Stazione Centrale di Napoli. Chiunque arriva a Napoli in treno non può fare a meno di osservare la statua realizzata dallo scultore fiorentino Cesare Zocchi e inaugurata nel 1904. La vernice rossa (non verde, nè azzurra) scende a cascata proprio sotto alla rappresentazione della “Partenope Liberata” (che reca nella mano uno scudo con stemma sabaudo).

Leggo l’indignazione della stampa radical chic. Come a ricordare la solita villaneria e grettezza dei napoletani. Badate che certe azioni nei confronti delle statue, come quelle che avvenivano in Unione Sovietica e sbeffeggiavano le statue di Lenin, o quelle emblematiche che hanno colpito le statue di Saddam Hussein in diretta Tv, sono indicative di una situazione di grande disagio. Colpiscono con precisione dei simboli e mettono in evidenza un malessere a quanti più occhi possono osservare. Sono gesti forti che colpiscono la memoria e la storia.

L’antidoto non è l’indignazione ed un getto d’acqua che lava via la vernice che forse dovrebbe dare l’idea del sangue, ma la costruzione di scuole, di strutture d’aggregazione. Non tagliando il numero dei docenti ma aumentandoli. Insegnando non reprimendo semplicemente. Raccontando e facendo spazio ad una memoria storica condivisa e non divisa tra selvaggi e liberatori, tra buoni e cattivi, tra civili ad oltranza ed incivili ad oltranza, tra onesti a matrice territoriale e disonesti, a prescindere, secondo l’appartenenza regionale. Mostrando la speranza non chiudendole le porte in faccia. Non promettendo fondi Fas e poi dirottandoli laddove non ve n’è bisogno. Non continuando a prendere in giro la popolazione sulla risoluzione del problema della terra dei Fuochi mandando l’esercito, mentre i roghi di materiale tossico proveniente da “ovuqnue” continuano, appestando l’aria e ammazzando le persone. Dando delle risposte serie ai problemi occupazionali e non continuando a delegare alla criminalità il welfare state di chi vive nel  disagio profondo. L’indignazione non serve, anzi è esacerbante, se non si fa nulla quando si specula sul nome di una città per fornire l’alibi ai mali profondi di questo Paese.

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2 comments

  1. . . . quanto casino per un po’ di vernice, sono stati troppo gentili, quella si puo’ levare con un flex ! ! !

    • beh ma volevano lanciare un messaggio o no? Io non voglio considerarlo solo un atto vandalico..fine a se stesso