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Nel paese della pizza mancano pizzaioli

pizzaiolo

Un dato che dovrebbe far riflettere e che badate non riguarda soltanto un problema di natura occupazionale o di formazione professionale, ma finisce per ricevere, di riflesso, il riverbero di una progressiva perdita di identità.

In Italia mancano 6 mila pizzaioli. Il grido d’allarme è stato lanciato dalla  Fipe, Federazione italiana pubblici esercizi, in occasione di Tirreno C.T., la fiera della ristorazione e dell’ospitalità in corso a Carrara Fiere.

“In Italia sono almeno 6 mila i posti da pizzaiolo vacanti, esclusi gli impieghi avventizi per il fine settimana, periodo in cui si registra il picco di produzione” ed ancora “Un miliardo e mezzo di pizze all’anno vuol dire che in Italia ogni giorno si sfornano circa 5 milioni di pizze. Un vero e proprio record, con numeri che sono in crescita, per un settore che dà lavoro a circa 150 mila impiegati e che, sembra incredibile, ha necessità di professionisti e non riesce a trovarli”.

Ora è paradossale il fatto che a Napoli (ed in Campania) ad esempio, patria universalmente riconosciuta (fatte salve le velleità di chi è in mala fede) della pizza, manchi una istituzione pubblica che formi “pizzaioli” e che tale esperienza formativa venga lasciata esclusivamente alla buona volontà (ed agli interessi) dei privati.

Nel distretto del fermano, nelle Marche, ad esempio, una delle patrie delle calzature, gli istituti professionali collegati alle scarpe, alla moda ed al suo indotto sono un punto di riferimento per i giovani in cerca di formazione professionale. Troppo spesso, invece, alle nostre latitudini, viene data scarsa importanza alla creazione di figure professionali legate al settore enogastronomico nonostante le numerose eccellenze di cui siamo dotati, delegando il compito alla tradizione orale o familiare. E nel paese della pizza mancano pizzaioli ed identità, che renderebbero occupazione e ricchezza per il territorio.

* Articolo scritto per Identità Insorgenti

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