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“Nessun uomo ha il diritto di offendere un altro uomo”

Anche don Maurizio Patriciello si è espresso  contro le offensive parole di Adinolfi:

Nessun uomo ha il diritto di offendere un altro uomo. Mai. Nemmeno in risposte a offese ricevute. Ho sempre creduto e insegnato così. Ma non vi nascondo che dopo le parole di un tale che come me porta il peso e la gioia di essere uomo, oggi faccio fatica a mantenere la promessa. Invito ufficialmente il signor Adinolfi a venire da me a Caivano e a ripetere, davanti a quel popolo che ha infangato, le sue farneticazioni. Gli auguro, intanto, una buona domenica.

Caro padre Maurizio, non ti crucciare, l’intento ormai è chiaro. Dopo il pentimento dei soli camorristi, politici e industriali non ci pensano minimamente a fare mea culpa.

Se l’assunzione di responsabilità latita, di chi è la colpa? Ovviamente del popolo che (secondo loro) è stato silente. E solo chi vive nella terra dei fuochi e respira costantemente l’odore acre dei roghi tossici (e si ammala) sa quante segnalazioni siano state fatte per denunciare comportamenti che apparivano eufemisticamente impropri.

Tra l’altro, in questo balletto di censori ed eroi di cartone della denuncia, mi sovviene un particolare: nell’ultima intervista rilasciata da Schiavone a Lunaset, il collaboratore di giustizia parla, purtroppo solo genericamente,  di silenzio complice, anche, di alcune testate giornalistiche percettrici di finanziamento pubblico (in ogni paese democratico la stampa è il cane da guardia del potere,ovviamente non nei paesi in coda alle classifiche sulla libertà di informazione) .

E nell’era della comunicazione, il ruolo di chi fa informazione diventa fondamentale. Lo sa bene anche la camorra, da Siani in poi.

Con buona pace di tutti quei cronisti che nel corso degli anni, motu proprio e su segnalazione dei cittadini, hanno portato avanti inchieste importanti, realizzato documentari e servizi, rischiando la vita.

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