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O così, o semplicemente ti boicottiamo…

Questo il testo del comunicato “Pomì utilizza solo pomodori freschi dei soci del Consorzio Casalasco, coltivati nel cuore della Pianura Padana, ad una distanza media inferiore ai 50 km dagli stabilimenti di confezionamento”.

Fratelli di taglia…Come la casa produttrice di padanissime pummarole Pomì, che in una meravigliosa campagna pubblicitaria, ci tiene a precisare che i suoi pomodori sono rigorosamente padani.

Nei momenti di difficoltà, uno si aspetterebbe solidarietà dai propri fratelli, invitando, ad esempio ad acquistare dalle aziende agroalimentari che operano in quelle aree della Campania, e del casertano, prive di inquinamento eppure inserite in contesti difficili ed ormai ridotte all’emergenza.

Ed invece, proprio nel giorno in cui si festeggia l’Unità naizonale (?!?!?!), la Pomì realizza una campagna davvero disgustosa che specula su un problema che ha origini anche  nelle terre da cui provengono i pomodori del signor pomì.

Come lo stesso Schiavone ammette, non tutta la terra dei fuochi è inquinata, anzi, i responsabili di categoria del comparto agroalimentare dell’area, hanno attivato controlli della filiera produttiva e certificazioni che rendono i prodotti provenienti dalla Campania, forse più sicuri degli altri (tra l’altro con quest’opera di sciacallaggio si getta un’ombra inutilmente sinistra su produzioni IGP come quella del pomodoro San Marzano, coltivato nell’agro nocerino sarnese).

Questa la replica di D’Acunzi presidente del consorzio San Marzano:

«Loro producono una passata. Noi la facciamo fresca, con i nostri pomodori, qualcuno potrebbe anche pensare che loro utilizzano del concentrato. E magari potrebbe arrivare nei loro stabilimenti qualche cassa dalla Cina o anche dalla provincia di Caserta. Inoltre il problema legato all’inquinamento ambientale ha colpito diverse regioni italiane. Poi, se proprio vogliamo metterla sulla qualità…».

Noi continuiamo a comprare Sud e ad aiutare l’agricoltura responsabile e sana campana, pugliese, calabrese,  lucana e siciliana. Ed invitiamo tutti i lettori a fare altrettanto.

O così, o, semplicemente ti boicottiamo..

Intanto ricordiamo a tutti che secondo Legambiente la Pianura Padana, nella cartina è proprio lì dove la Pomì ha posato la sua gagliarda pummarola, è una delle zone più inquinate del Paese, a causa delle cosiddette “polveri sottili”, che derivano dai processi di combustione (attività industriali, inceneritori, centrali elettriche a biomassa) e sono estremamente pericolose, perché cancerogene. Al consumatore ogni ulteriore considerazione.

Sulla rete è già boom, di reinterpretazioni della pubblicità. Ecco due esempi:

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