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Operaio in Piemonte, brigante al Sud: Carlo Antonio Gastaldi

La causa del brigantaggio post unitario, affascinò e coinvolse anche i non autoctoni:

Le raffazzonate forze dei Ribelli che all’indomani dell’Unità d’Italia si opposero allo strapotere delle truppe dei Cialdini e dei Lamarmora annoverò nella sue file anche alcuni disertori piemontesi. Uno di questi si chiamava Carlo Antonio Gastaldi. Era nato il 7 novembre 1834 a Vagliumina, piccola frazione di Graglia, in provincia di Biella.

Figlio di un selciatore, il giovane Gastaldi esercitò l’arte del cardatore fino al 1855, anno in cui fu arruolato dall’esercito piemontese. Sotto quella bandiera si meritò una decorazione combattendo contro gli austroungarici a Palestro, ma non brillò per disciplina (due volte condannato e altrettante graziato).

Sei anni dopo lo ritroviamo con la divisa del neonato Esercito Italiano. Nella incerta ricostruzione fatta da Gustavo Buratti nel suo ‘ Carlo Antonio Gastaldi – Un operaio biellese brigante dei Borboni’ (Jaca Book – Milano, 1989), il Nostro scende in Puglia nei giorni in cui a Gioia del Colle si scatena prima la reazione borbonica, poi la non meno sanguinosa contro reazione savoiarda.

Nella circostanza il Gastaldi conferma la sua natura inquieta. Per aver venduto “due mazzi di cartucce e una coperta da campo” viene destinato per “cattiva condotta” al Corpo Disciplinare di Fenestrelle, sito nell’omonima fortezza del torinese che più in là verrà voltata in lager per dare ‘soluzione finale’ al problema dei ‘briganti’ irriducibili. Ma durante il trasferimento, eludendo la sorveglianza dei Carabinieri, si dà alla macchia. Entrato in contatto con gli uomini del Sergente Romano, il Gastaldi entra a far parte di quella banda. La stima del giovane biellese per il Sergente, i suoi uomini e la loro causa è palese nello stralcio di una lettera inviata al padre, che si conserva lacera e frammentaria nell’Archivio Provinciale di Bari e nella quale egli descrive i suoi commilitoni come “appartenenti a Francesco secondo e non già briganti come erano spacciati”.

Gastaldi resta con la banda Romano sino all’ultimo giorno. Sopravvissuto all’epico scontro di bosco di Pianelle, vicino Gioia, il 6 gennaio 1863, nel quale perse la vita anche il Romano, Carlo Gastaldi rimane alla macchia per qualche giorno, poi, vista l’inutilità di proseguire quella vita randagia e miserabile, privo di prospettive si trascina fino a Bari dove si consegna alla Legge per avere almeno salva la vita. Il calcolo si rivela giusto. Scansato il plotone d’esecuzione, viene imputato di cose gravissime (brigantaggio e diserzione) e subisce distinti processi. Dal primo esce condannato a quindici anni di carcere. Il secondo lo vede condannato a diciotto anni di lavori forzati. E’ l’ultima notizia che si ha di lui.( da www.quotidianodibari.it)

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