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“Papà ma che vuol dire referendum alla napoletana”?

La domenica sera è una “mazzata in fronte” perché tra le altre cose, chi ha figli, sa che si torna studenti e bisogna costringere i bambini a “finire i compiti.”

Io, ieri sera, siccome non riuscivo a staccare mio figlio dall’ennesima riproposizione del film di quel gattone di Doraemon che deve salvare il regno di un cane parlante, ho deciso di cambiare canale e spostarmi sulla maratona Mentana, devastante per le velleità di qualsiasi ragazzino iperattivo (che poi, cane parlante per cane parlante, invece del gatto spaziale ma non è meglio Brian Griffin? Vabbè, questa è un’altra storia).

Insomma è stato l’unico modo per schiodare mio figlio dal divano e fargli riempire la paginetta di “the pen is on the table”.

Al ventesimo, più o meno, nel mentre mi appropinquavo all’abbiocco, mio figlio, che non è napoletano, ha alzato la testa e mi ha chiesto “Babbo che cos’è un referendum un po’ napoletano? Tu sei napoletano dovresti saperlo”.

“Che??!?! ”

“E che ne so così ha detto quel signore nella televisione che ha gli occhiali come Nobita, l’amico di Doraemon”.

“Un referendum un po’ napoletano?

Un referendum un po’ napoletano è una battaglia dove la gente preferisce farsi riempire di mazzate dalla polizia pur di poter dire quello che pensa liberamente. Pur di affermare un ideale in cui crede.

Quel signore lo sa bene, ha studiato, è un grande giornalista e si ricorda di quando Napoli, non molto tempo fa, si è ribellata a un’ invasione straniera, senza l’aiuto di nessuno.

I napoletani, pure con scope e bastoni, sono scesi in strada e hanno cacciato a calci nel sedere dei soldati che la occupavano e imponevano agli abitanti cosa fare e non fare. I napoletani si sono presi le mazzate, pure qualche proiettile, a qualcuno se lo sono portati via in treno e non è più tornato,  ma alla fine sono ritornati liberi. Forse, ma pure questa è un’altra storia.”

Mi ha sorriso, ha abbassato la testa e ha continuato a scrivere che “la penna sta sul tavolo”, mentre ricordavo di quando ero bambino io e sul canale 7 ( mio padre ci aveva sintonizzato Telecapri) la domenica,  c’era il film di “Mazinga contro Devilman”, Mentana aveva i boccoli nerissimi e si limitava a condurre il Tg1, e non eravamo costretti a dover chiedere spiegazioni a nessuno sulle ipocrisie ed i pregiudizi del mondo. Compresi quelli dei giornalisti radical chic.

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