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Parmalat 10 anni dopo: “pacco” all’italiana

Come è andato a finire uno dei più grandi “pacchi” della storia italiana? Quel “gioiellino” che produceva latte e che, con esperimenti di finanza creativa, ha finito per truffare centinaia di risparmiatori, erodendone il risparmio?

Dove sono e cosa fanno i protagonisti di una bella truffa made in padania, col buco più grande d’Europa?

Il Fatto Quotidiano, dieci anni dopo, torna ad occuparsene:

In casa Tanzi la famiglia dell’ex re del latte e i suoi più stretti collaboratori sono riusciti nella non facile impresa di ritagliarsi una vita tranquilla e agiata. Lontani dalle telecamere e dai giornali, ognuno dei protagonisti del crac Parmalat ha trovato infatti la propria dimensione. Tranne Calisto Tanzi che, ormai 75enne, ha sul capo 37 anni di condanne accumulate nei vari processi a suo carico tra primo e secondo grado di giudizio e sta già scontando 8 anni per aggiotaggio agli arresti domiciliari presso l’ospedale di Parma, mentre attende per la prossima primavera il verdetto della Cassazione sulla condanna a 17 anni e 10 mesi per bancarotta che potrebbe riportarlo in carcere. 

LA FAMIGLIA E I MANGER SI RICOLLOCANO. T&T, come vennero ribattezzati Tanzi e Tonna, non sono più insomma i vertici della multinazionale che dava lavoro a 36mila persone in tutto il mondo e poteva contare su un giro d’affari da oltre 6 miliardi di euro depurati dal dato falso dichiarato all’epoca, ma la coppia al centro del più grosso fallimento della storia economica italiana e del Vecchio Continente non è dietro le sbarre. “Qui mi vengono a trovare moglie e figli”, dichiarava Tanzi in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera lo scorso 17 ottobre. Stefano, il figlio di Calisto con la passione per il calcio, non lavora poi così lontano: dopo aver patteggiato almeno 7 anni tra un filone e l’altro del processo a Collecchio, ha trovato impiego alla Ceramiche Ricchetti degli eredi di Oscar Zannoni, imprenditore del distretto di Sassuolo scomparso nel 2009 e noto alle cronache finanziarie per aver fatto parte fin dalle origini del salotto buono di Mediobanca ed essere stato consigliere della FonSai dei Ligresti.

La sorella maggiore di Stefano, Francesca, ex numero uno dei villaggi Parmatour per il cui crac nel 2007 ha patteggiato 6 anni e cinque mesi (almeno 120 i giorni trascorsi in carcere), ha lasciato Parma ma è rimasta nel settore: qualche anno fa si è trasferita in provincia di Padova dove è ripartita gestendo un albergo, il Blue Dream Hotel di Monselice,  mentre sua sorella Laura vive una vita defilata fra l’Italia e la Svizzera. A far parlare di lei solo il marito Stefano Strini che, dopo essere stato coinvolto nel ritrovamento dei quadri da un centinaio di milioni nella cantina di famiglia, si è reinventato kebabbaro nel quartiere storico della movida di Parma. Scomparsa dalla scena finanziaria, poi, Paola Visconti, la figlia di Anna Maria, sorella di Calisto. Tra i protagonisti del film Il gioiellino sulla grande truffa di Collecchio, è stata l’unica donna ad aver fatto parte del consiglio della Parmalat ma sostiene di essere entrata subito in contrasto in contrasto con la gestione di T&T perché, raccontò ai pm voleva “un’amministrazione più moderna”. A lei fanno ancora capo il 2,9% della holding Coloniale in amministrazione straordinaria. Così come a Stefano fa riferimento una quota dello 0,97% oltre al 50% di Tourpart srl e al 2% di Utilitas srl (Gruppo Acqua holding sa).

Oltre agli eredi e a Tonna, si è ricollocata sul mercato anche la prima linea manageriale della Parmalat dei Tanzi. Come per esempio Gianfranco Bocchi, l’ex capocontabile che nelle ore del disastro su ordine di Tonna fece sparire la documentazione contabile del gruppo spargendola tra i cassonetti del territorio e il tritacarne di casa, dopo aver patteggiato tre anni e cinque mesi nel 2007, si è riciclato nella Rodolfi Mansueto, società della food valley parmigiana che deve le sue fortune al pomodoro. Insomma, processo e pene a parte, tutto sembra essere tornato alla normalità della tranquilla vita di provincia.

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