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Peppe Barra, dottore

Finalmente una laurea honoris causa, concessa con ..cognizione di causa. E Peppe Barra, una delle ultime icone viventi e custode dell’ethos partenopeo, lunedì scorso, alla Federico II è diventato dottore.

Nato “per caso” a Roma da una famiglia di attori, padre napoletano e madre procidana, la sempiterna Concetta Barra, Peppe Barra ha ricevuto la laurea ad honorem in letteratura, scrittura e critica teatrale nella splendida chiesa dei Santi Marcellino e Festo, che viene aperta dall’Università Federico II soltanto in rare ed importanti occasioni.

Così Paolo Isotta sul Corriere  della Sera racconta l’evento:

i professori (simpaticissimi) Arturo De Vivo e Pasquale Sabbatino sono stati di una concisione eccezionale; e lo stesso Peppe lo è stato nel tenere la sua lectio magistralis. Questa è stata costituita dal racconto della favola di Amore e Psiche da Apuleio, dalla recitazione della novella ‘A vecchia scurtecata («La vecchia scorticata») dal Pentamerone di Giovan Battista Basile, e dall’interpretazione di alcune canzoni classiche napoletane: alle undici e un quarto la cerimonia aveva avuto inizio e all’una meno un quarto eravamo fuori in una piovosissima giornata.

Il conferimento della laurea a Barra è stato un avvenimento di grande importanza nel mondo della cultura tutta, non solo in quello teatrale: giacché quest’attore-cantante rappresenta ormai uno dei punti fermi della nostra cultura nazionale. E tento di spiegarlo; giacché il suo dedicarsi a Napoli e alla lingua napoletana travalica i confini locali: essa città e lingua sono patrimonio nostro e poi dell’umanità. (insomma, quando essere napoletani non crea disvalore o diminutio agli occhi dell’opinione pubblica italiana, ndr)

Ecco una intervista in cui Peppe Barra dimostra una fortissima sensibilità identitaria:

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