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Perchè temono Carditello e minacciano Bray?

La storia della Reggia di Carditello è emblematica della storia del Sud all’indomani del 1861.

Gian Antonio Stella scriveva, riassumendone la vicenda:

Finita dopo l’Unità d’Italia nel bottino del re Vittorio Emanuele II, che già aveva le sue tenute dove sfogare la passione venatoria a Venaria e a San Rossore, la reggia agreste fu affidata perché se ne occupasse all’allora capo della camorra locale. Il primo di tanti errori e tante scelleratezze. Che importava, ai Savoia, di quella meravigliosa proprietà terriera.

Un luogo come gran parte del Mezzogiorno, dimenticato dai nuovi inquilini che fecero l’Italia.

Fino a quando, affascinanto dall’Angelo di Carditello, la buonanima di Tommaso (e da associazioni che parlavano di Carditello quando gran parte degli intellettualoidi radical chic credeva si trattasse di un liquore aromatico e di un capriccio da “suddisti bobbonici”)che se ne prendeva cura a gratis, come sovente accade da queste parti, tra la gente che ama visceralmente la propria terra e non fa notizia e che cerca di supplire alle carenze dello stato (nonostante gli stereotipi diffusi a certe latitudini forse per spostare l’attenzione da affari oggetto delle cronache giudiziarie, chissà) un ex ministro dei Beni Culturali, Massimo Bray, in punta di piedi decise di riacquistarla e toglierla alla disponibilità di quella vasta congerie di individui che ne disponevano un pò come volevano. Rispettando, la vasta congerie, se vogliamo, proprio il primo affido fatto da Vittorio Emanuele II. Un monnezzaio per i comodi altrui, prorpio come hanno fatto con la Terra dei Fuochi nei cui confini, ironia della sorte, Carditello si ritrova.

Non racconterò nei dettagli la vicenda per non annoiarvi. E in rete, cercatela.

Ma che l’ex Ministro, che due giorni fa è ritornato in visita a Carditello, riceva delle minacce di morte e debba camminare con la scorta proprio perchè ha riscattato quel bene è emblematico. Come se col suo gesto avesse ribadito quanto è sterco la camorra e quanto l’arte ed il bello occorrano per riscattare un territorio e la sua gente.

Eppure, un ex assessore alla Regione Campania ebbe a rimproverare Bray. Quei soldi sono stati spesi inutilmente disse. Perdendo completamente di vista l’obiettivo, che, suo malgrado Bray ha raggiunto.

Come diceva Raffaele del Giudice in “a Biutiful Cauntri” , riferendosi alla provincia di Caserta: hanno reso questo posto un posto di merda, senza un museo, un cinema, un centro d’aggregazione, un centro culturale, una università, coscientemente. Perchè altrimenti non avrebbero potuto interrarci monnezza tossica proveniente da ovunque e trasformarlo nella pattumiera d’Italia.

Ora, il discorso è semplice. Quegli 11 milioni di euro, sono perfino pochi  se si intende risarcire parzialmente gli abitanti di quel territorio, di tutta la m**da che gli hanno sotterrato sotto alle natiche, complice anche uno Stato fin troppo assente o, secondo quanto dice Schiavone non ancora smentito, perfino connivente. Basterebbe utilizzare gli introiti dei sequestri dei beni delle associazioni mafiose che mettono in ginocchio l’area, per coprire quei costi, la riqualificazione e tutto quello che occorre.

Sempre che, ovviamente, si voglia dare una speranza alle popolazioni campane, e restituire loro nuova fiducia nella Stato. In caso contrario, basta continuare a lasciar loro il degrado, i campi sequestrati, l’agroalimentare vilipeso pagato a un terzo del prezzo di mercato, i quartieri con l’edilizia sovietica, i roghi tossici (con e senza esercito) e quell’indistinto pulviscolo, quell’area grigia dova la magistratura pesca, insieme, camorra e colletti bianchi che poi si ritrovano nelle liste elettorali.

Io l’ho vista la gente che giungeva, qualche mese fa, a Carditello anche per ringraziare Bray, che quel giorno sembrava Luigi Necco quando faceva i collegamenti dal San Paolo negli anni di Maradona, con gente intorno che lo acclamava. Credetemi, c’era tanta, tanta gente quel giorno, come da chissà quanto tempo Carditello non la vedeva. La stessa che molti di voi accusano d’esser stata omertosa e reticente. Era lì. Presente e sfrontata.

L’acquisto di Carditello ha dimostrato a loro (e alla camorra che controlla il territorio con logiche e direttive colonialiste, seguendo logiche proprie ed altrui) che non meritano solo monnezza e tumori,e che possono aspirare al bello, ai luoghi dell’arte e a briciole di sviluppo e turismo.

Senza speculare sui luoghi comuni o ascendere al palinsesto mainstream dei colossi televisivi. Così Bray s’è beccato le minacce.

Si dirà che la Reggia continua a versare in stato d’abbandono. E di chi è la colpa? Dei cittadini? O di una politica che ha pensato bene di togliere a Bray il dicastero, a suo tempo?

E, allora, sarà meno di tendenza, ma siamo tutti Massimo Bray.

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