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Pino Aprile: caro Foglio, quei pecorai sconfissero i greci a Paestum

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Sagace replica dello scrittore e giornalista Pino Aprile al Foglio a proposito dei Lucani che senza estrazioni petrolifere sarebbero pecorai e morti di fame.

Capito, sì?, senza l’Eni, i lucani sarebbero rimasti e tornerebbero a essere “pecorai e morti di fame”. Lo scrivono su un quotidiano che vende poco ma pesa molto (e non è una battuta), anche se è solo un “Foglio”. E se l’Eni si stufasse dell’“estremismo ecologista”, potrebbe andarsene altrove (sai che minaccia!) e la regione perderebbe “2200” posti di lavoro (boom!)

 

Quindi una serie di considerazioni dell’autore di Terroni:

 

1 – quei “pecorai e morti di fame” sconfissero i greci a Paestum, non vennero mai davvero sottomessi dai romani, che ne aggirarono il territorio con le loro strade (isolare era la punizione imperiale; noi, gente da Salerno-Reggio Calabria e niente treno a Matera lo sappiamo. Agli altri ci tocca dirlo); dettero il secondo grande poeta a Roma, Orazio (il primo fu salentino, Quinto Ennio); hanno la città più antica del mondo, Matera, e qualcuno dice pure la più bella; furono i più coraggiosi e organizzati nella resistenza all’invasione piemontese del Regno delle Due Sicilie; i lucani sono pochi, ma tosti e di buon cervello;

2 – i posti di lavoro: 2200? E come li hanno contati? L’Eni non assume quasi nessuno in loco; i suoi dipendenti che risultano “risiedere” in Lucania sono circa 200, ma il fatto che vi risiedano non dovrebbe voler dire che lucani siano, no? Si sospetta che l’Eni preferisca non assumerne, perché potrebbero non tollerare, conoscendoli dall’interno, quei metodi a danno della loro terra. I geologi lucani fecero persino un convegno per proporsi: abbiamo la laurea, siamo bravi, perché non ci prendi? Già, perché? Provai più volte (lo riferisco in “Il Sud puzza. Storia di vergogna e d’orgoglio”, nel capitolo sul petrolio lucano) a chiederlo agli addetti alla comunicazione dell’Eni. Mai avuta risposta. Persino per la periodica pulizia del Centro Oli, la sentina del diavolo, si prende il personale da fuori regione. E sul come e dove, c’è molto da dire;

3 – “estremismo ecologista”? Di quello non si vede traccia, a parte qualche movimento molto civile di monitoraggio e divulgazione dei danni prodotti dalle trivelle. C’è molto “estremismo petrolifero”, in compenso. Il più grande disastro ambientale della storia devastò le coste di quattro Stati degli Usa, per l’esplosione di un pozzo a 80 chilometri di distanza, nel Golfo del Messico. In Lucania ci sono pozzi a ridosso dei paesi, di scuole, ospedali. Se mai ne esplodesse uno?

4 – in Lucania, le compagnie pagano le più basse royalties petrolifere del pianeta (una decina di volte meno che in ex colonie africane); ma non si sa quanto petrolio portino via: lo comunicano loro, periodicamente. Insomma, come se voi diceste all’Eni: quest’anno ho consumato tot del tuo gas, e ti pago quanto dico io;

5 – domanda: come mai la Lucania, la regione più spopolata d’Italia, con meno di 600mila abitanti (sulla carta…), è terra di feroce emigrazione, pur essendo la più ricca di petrolio in Europa; ed è fra le meno dotate di infrastrutture in Italia (niente autostrade, treno quasi zero: poco a Potenza, nulla a Matera, niente aeroporti, né porti)? Possono rispondere pure i pecoroni (i pecorai conoscono già la risposta).

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