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Pino Aprile, le pagliuzze nell’occhio e le travi ciclopiche

Sul propri profilo Facebook, Pino Aprile torna sulla polemica revisionismo si/no con un graffiante esempio.

Vedo imperversare correttori di pagliuzze (che non fa male, nessuno è perfetto e correggersi è onestà), curiosamente accecati da travi ciclopiche. Sono gli scandalizzati puntalizzatori dei dettagli di verità incontestabili, su cui sorvolano, come è uso nazionale da un secolo e mezzo (“L’Italia bugiarda”, di Lorenzo del Boca ci aiuta a capirlo meglio).
Insomma: si sa chi è l’assassino, lo hanno visto in 112, che lo hanno riconosciuto, c’è una telecamera che ha ripreso la scena; la vittima, prima di morire ha fatto il nome del killer; una pattuglia della polizia che passava di là lo ha sorpreso con la pistola fumante. Ma al processo, un testimone, alla domanda: “Di che colore aveva le scarpe?”, risponde: “A dire la verità, con tutto quel sangue, essersi trovati sulla scena di un delitto, la paura di diventare anche noi bersaglio…”. “Risponda!”, ordina feroce il difensore dell’imputato. “Presidente”, dice poi rivolto al giudice, “il teste rifiuta di rispondere!”. Ma lo fa guardando, indignato, la giuria, per trasmetterle il suo civile disappunto. “Risponda alla domanda, prego”, esorta il presidente del tribunale. “Mah”, biascica il povero testimone, “che ne so…, color testa di moro?”. “Ecco”, urla alla giuria il difensore dell’imputato, “così si manda all’ergastolo la gente! Con la memoria di questi testimoni oculari!!! Prego il presidente del Tribunale di voler accettare come prova a discarico la foto fatta dalla stessa polizia, signori giurati, dalla polizia!, ecco: il mio cliente aveva le scarpe nere, non testa di moro. La prego di alzarsi”, dice addolcito, rivolto all’imputato, “e di venire qui davanti: guardate signori giudici, signori della giuria, le scarpe che porta sono ancora quelle di quel giorno e tutti voi potete constatare che sono nere. Nere. Nere come la notte; come la notte della giustizia che strapperebbe alla famiglia, ai figli senza alcun sostegno, un padre che ha avuto la sventura di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato, raccattare per terra una pistola usata da chissà chi e trovarsi così trasformato in feroce killer, grazie all’infallibile di memoria di testimoni che non sanno nemmeno che scarpe avesse, il mio imputato. Forse”, aggiunge perfiduzzo, “pensavano andasse in giro scalzo?”.
Applausi. Il morto si è prima suicidato, poi ha porto la pistola a un passante, disgraziamente sotto processo, ora, e gli ha chiesto: “Le dispiace vedere se funziona? Vorrei spararmi un altro colpo, ma non ce la faccio, sa, nelle mie condizioni. Se lei fosse così gentile da puntarmela contro e…”.
I correttori di color di scarpe, di fronte a tali, incontestabili certezze, assolvono. Lombroso santo subito! E l’esercito piemontese scese a fare una missione di pace nella guerra civile scoppiata al Sud, ancora non abbiamo capito perché. Ma lo scopriremo. Insieme al colore delle scarpe.

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