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Pino Aprile: Lupi o Delrio? Che vinca il peggiore

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Questo il commento caustico di Pino Aprile alla scelta di Delrio come Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. Il giornalista pugliese non è mai stato tenero con l’ex sottosegretario:

Con sommo disprezzo di prudenza e decenza, e in odio per il Sud, è ora ministro alle Infrastrutture il peggior candidato possibile, dunque il più forte: Graziano Delrio, “braccio destro” di Matteo Renzi, a sua volta capo del governo per decisione personale dell’ormai ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che lo nominò, risparmiando al popolo il fastidio di esprimere il proprio parere, tramite quello strumento costituzionale, ma antiquato, che prevede candidati, votazioni e altre seccature. Con il rischio che il popolo non elegga quello che piace al presidente (e a chi lo ha messo lì).

Perché “con sommo disprezzo di prudenza e decenza”? Beh: è stato mandato via Lupi, il ministro precedente, perché non si è accorto che nel suo ministero accadevano cose strane, per gli appalti; e si mette al suo posto un tale che è stato per dieci anni sindaco di Reggio Emilia e non si è mai accorto che la sua città è territorio della cosca mafiosa calabrese del boss Grande Arachi? Eppure da anni Elia Minari e gli altri ragazzi di “Cortocircuito” (Elia aveva 16 anni, quando cominciò; oggi, 23) documentano sul web l’espansione della ‘ndrangheta, in Emilia. Elia è concittadino di Delrio, è stato premiato dal presidente del Senato, per il suo impegno antimafia; la stessa ragione per cui ebbe il premio Livatino, all’università di Cosenza, insieme al procuratore Nicola Gratteri (e a me).

Non solo: Delrio, allora sindaco di Reggio Emilia, fece il suo primo viaggio al Sud, per andare in Calabria, alla festa patronale di Cutro, paese dei Grande Arachi. E non si accorse di niente. Per le attività dei Grande Arachi, Rosy Bindi, presidente della Commissione antimafia, potrebbe chiedere lo scioglimento del Consiglio comunale di Verona (la cosa è stata ventilata nei giorni scorsi, suscitando reazioni di fuoco). Ma Verona, a dirla con una mezza battuta, è già trasferta, per Grande Arachi, che di base sta a Reggio Emilia.

I cattivoni dicono che Reggio Emilia è il bancomat della ‘ndrangheta, ma Delrio non lo sa: di recente, i magistrati hanno compiuto decine di arresti fra affiliati della cosca e quanti, a vario titolo, le orbitavano intorno. Lui è rimasto fuori, il che vuol dire che i magistrati non lo ritengono coinvolto in alcun modo, nonostante il suo importante ruolo istituzionale, mentre cosca pasceva.

Ed è appunto questa la ragione per cui è da incoscienti averlo fatto ministro alle Infrastrutture: una delle peggiori cosche gli si sviluppa sotto gli occhi, per dieci anni, e lui non se ne accorge: ci abita, in quella città, parla con la gente, è il sindaco, ha contatti con il questore, il prefetto; frequenta il popolatissimo quartiere dei calabresi, va alla loro festa nel paese d’origine…

Ripeto: ci fosse stata qualcosa di losco, sarebbe venuta fuori, con la mega inchiesta dela magistratura. Quindi, Delrio è proprio che non ci arriva, non è capace! Ha avuto dieci anni, e si trattava solo della sua città. E da ministro, invece, per tutta Italia, per le grandi opere, le imprese all’estero…, cosa dobbiamo aspettarci? La ripresa? De che?

L’hanno scelto proprio bene, l’hanno scelto, mentre la banda di tangentari, collusi, mafiosi e corrotti che si sta mangiando il Paese riesce a far carne di porco, pure se stai con tanto d’occhi!

Quanto al perché “in odio al Sud”? Beh, è Delrio: quello degli asili niente-Sud-tutto-Nord; progetti europei finanziati al Nord, non al Sud; soldi alle ferrovie 98,8 per cento al Nord e 1,2 al Sud, dove “studiano le rocce”… Insomma, lui: un nome, una garanzia.

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