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Pino Aprile : “Mo si, ma poco, dopo magari di più”, il punto sulle Regionali al Sud

Il commento di Pino Aprile al voto regionale in Campania e Puglia:

Quale lezione dalle elezioni in Campania e Puglia? Le due regioni hanno dato chiavi di lettura opposte,; incluso il diverso peso, nel Mezzogiorno, di tendenze nazionali:

– stravince lo schifo per la politica: metà degli elettori non è andata a votare. Il commento: chi non vota, non può criticare il risultato, avendo rinunciato a far la tua parte per cambiarlo. Giusto, ma con un paio di osservazioni: chi non vota, si è già espresso, ritenendo che non ci fosse nessuna vera possibilità di farlo scegliendo l’uno o l’altro dei due poli. Fra chi ha superato il disgusto ha votato, tanti hanno premiato i 5stelle, ormai formazione più forte in alcune delle regioni più importanti;

– in Campania vince Vincenzo De Luca, un “impresentabile” che ospita e onora Matteo Salvini e parla dei napoletani peggio di lui, ma è del Pd; e dopo aver imbarcato pure Ciriaco De Mita, ha perso l’appoggio dei Meridionali democratici. Stefano Caldoro, di centrodestra, è lì a un passo. In Campania ha trionfato il vecchio: non male per il Renzi rottamatore, sponsor di De Luca che, in teoria (legge Severino) non può fare, per rogne giudiziarie; in pratica potrebbe riuscirci. In tal caso, potrebbe sorprendere tutti, nel bene (si spera) e nel male (si teme…);

– il M5stelle segna un buon risultato, in Campania; ma non è una sorpresa: è da lì che vengono alcuni dei migliori dirigenti nazionali del Movimento;

– né c’è stata la sorpresa di MO!, lista meridionalista sorta in Campania e che rifiuta alleanze con i partiti nazionali, portatori degli interessi dei potentati del Nord, a danno del Sud (primo fra tutti, nella storia dell’Italia repubblicana, il governo del duscetto di Firenze, Renzi, e del distratto di Reggio Emilia, Delrio, dieci anni sindaco, senza accorgersi dell’espansione della ‘ndrangheta nella sua città, così discreta, da esser documentata giorno per giorno, sul web, da un ragazzino di 16-17 anni, allora, Elia Minari, oggi 23). MO! Si è fermata allo 0,75 per cento, che in voti fa circa 16mila. Poco? Sì, ma. Perché: senza un euro e in poche settimane, i candidati di MO! non hanno potuto far molto per farsi conoscere. Dove la loro presenza è stata maggiore, come certi quartieri di Napoli, a Caserta, ad Afragola, sono saliti sino al 2, al 3, al 5 per cento di Scampia. Nelle province di Avellino e Benevento, MO! non era presente. Quello 0,75 va ri-pesato, anche se nelle tabelle elettorali, fra 0,99 e 1,01 c’è un baratro. Parlo così tanto di MO!, perché mi sembra un’idea interessante, tanto che ho accettato di fare il garante delle candidature (lo avrei fatto anche per altri), pur non aderendo al movimento, né ad altri. Fra un anno si vota per il Comune di Napoli; fra tre per il parlamento nazionale. Spazio e empo per crescere e farsi conoscere ci sono e vedremo se la strada di MO! è quella giusta (come a me pare);

– altri movimenti e partiti meridionalisti hanno spuntato percentuali ancora più modeste. Chi accusa l’eccessiva frammentazione, sbaglia: ognuno corre come gli pare e non sappiamo quale delle vie scelte, alla fine, darà i risultati migliori. Il Partito del Sud è alleato di Michele Emiliano in Puglia ed è nella coalizione vincente. Ed Emiliano, di tutti i presidenti di Regione meridionali, è il più sensibile ai temi del Mezzogiorno. Ha voluto darne subito prova, ponendo in cima al suo programma le questioni più sentite e gravi: Ilva e Xylella;

– sui temi meridionalisti e ambientali, si muove, persino con impegno personale più diretto, la vulcanica leader pugliese dei 5stelle, Antonella Laricchia. Il suo movimento è contrario all’alleanza con il Pd, ma se questa avvenisse in Puglia, su programmi condivisi e blindati, forse avremmo l’anticamera della rivoluzione pacifica. Non sarebbe una novità per la Puglia, che anticipò il centrosinistra in Regione e, con Aldo Moro, il compromesso storico (fu pure la prima regione in cui venne eletto presidente un gay dichiarato, mentre in altre che si dicono illuminate, prevale l’ipocrisia);

– orribile che abbia preso qualche decina di migliaia di voti al Sud Matteo Salvini, insultatore seriale dei meridionali, alla guida di Radio Padania che vomitava fango sui terroni, ne chiedeva il sangue, fra Vesuvio, Etna e terremoti, e predicava razzismo per far crescere la Lega. Uno che vuol radere al suolo i campi rom, senza chiarire se con dentro “gli zingari”, buttando il tutto in una fossa, o no. Se abbatti solo il campo, chi c’era andrà altrove, e così via: elimini i campi, non il “problema”. A meno che non si intenda eliminare anche “il problema”, come già si fece a cura dell’area razzista cui si ispira l’uomo-felpa. Che si scandalizza della “luce gratis agli zingari” e sposta l’attenzione dai miliardi di Expo, Tav, Mose rubati in casa sua. A questo serve il razzismo: a far dimenticare le colpe del potere, consegnando alle masse dei rei facili da colpire. Lavorassero, gli zingari! Ma chi lo dice è l’ultimo che darebbe lavoro a uno zingaro. E se lo zingaro ha un lavoro, lo “ruba” ai bravi cittadini, proprio come gli insegnanti meridionali nelle scuole del Nord. Ora, con la “Buona scuola” di Renzi, i presidi-podestà potranno finalmente fare la “scuola padana”. Eppure, qualche Gennaro e qualche Nicola votano Matteo (quale dei due? Per il Sud, fa lo stesso…).

Totale? Eppur si muove.

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