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Pino Aprile su Fenestrelle: “E io insisto furono commesse anche stragi”

 

Creato il 20 ottobre 2012 da Ilazzaro

Ora si parla del forte Fenestrelle, in cui furono deportati i soldati borbonici.Perché ora? Ne avete letto sui libri di scuola?Ed i Pontelandolfo e Casalduni saputo niente a scuola?«Mistificazioni e menzogne accumulate negli anni »che, per il professor Barbero,«riaffiorano tutte insieme in un libro (il mio Terroni; ma ce n’è per molti: Izzo, Di Fiore, Del Boca, Martucci…) che in futuro verrà letto con incredulità e sgomento».

Può darsi (vale pure per Barbero. Il futuro è «bizzarro», come direbbe lui).

Io,con incredulità e sgomento,ho letto delle stragi per rappresaglia compiute al Sud dall’esercito savoiardo; delle esecuzioni capitali a tappeto (il colonnello Fumel: circa 300,«briganti e non briganti»), bambini inclusi; degli stupri; di fabbri che fra le più grandi d’Italia, chiuse, pure sparando sulle maestranze;de i saccheggi e elle deportazioni…(Ci fosse una traccia di «incredulità e sgomento» per questo, nelle parole del Barbero: e se i napoletani avessero invaso il Piemonte e deportato sul Gran Sasso i bersaglieri?). E da chi ho saputo tali cose? Non a scuola. Il professor Barbero lasciagli studi sul medioevo, il suo campo, e si dedica al Risorgimento, per confutare (nulla di male, anzi) affermazioni di «revisionisti». E cos’altro dev’essere la conoscenza, se non revisionista ? Si pensi a quante volte la fisica ha ridisegnato l’universo.Nuovi documenti obbligano a vederle cose diversamente,correggere dettagli, spiegare fatti pococomprensibili (ancora si parla di Sud povero, arretrato e oppresso, «liberato» da mille uomini, ignorando l’intervento delle grandi potenze, nonostante i documenti di fonte britannica pubblicati in «Il Regno delle Due Sicilie e le potenze europee», del professor Eugenio Di Rienzo). «Favole», «mistificazioni», «menzogne» quelle sugli orrori di Fenestrelle (pur descritto come un inferno ad alto tasso di mortalità, in un libro che porta la prefazione del professor Barbero) e degli altri campi di concentramento in cui furono ammassati i soldati deportati al Nord,per«rieducarli»e inquadrarli (volenti o no) nell’esercito del nuovo stato unitario: il generale Fanti chiedeva a Cavour di noleggiare navi all’estero, per imbarcarne 30mila.Rinchiusi, a Fenestrelle,sulle Alpi, scrisse Civiltà Cattolica «appena coperti da cenci di tela, rifiniti di fame perché tenuti a mezza razione con cattivo pane ed acqua ed una sozza broda ».Dei1600 prigionieri a Milano, il generale La Marmora riferì a Cavour: «Coperti di rogna e di vermina, moltissimi affetti da mal d’occhi e da mali venerei» (nella più grande città del Nord, non lontano dagli occhi del mondo). E «non arriveranno a 100 quelli che acconsentono a prendere servizio».Gli altri, «branco di carogne», avrebbero«trovato modo di metterli alla ragione”»Furono pochi a morire a Fenestrelle, secondo i documenti rinvenuti sinora.E a opporsi all’annessione del Sud erano, ufficialmente,solo 1500 briganti, ironizzava Massimo D’Azeglio.Per quasi un secolo e mezzo ci hanno detto che a Pontelandolfo furono uccisi solo alcuni liberali filo savoiardi, da un paese di briganti. Ancora tre anni fa, dei massacri, un noto accademico parlava come «panzane»,«scempiaggini».«Fuori i nomi »delle vittime?Ma se non tenevano nemmeno conto di quanti ne ammazzassero!Ci volle un’inchiesta parlamentare persino per avere un’idea del numero di soldati fucilati per punizione, nella ritirata della prima guerra mondiale. A Pontelandolfo,ora, la stima dei morti è di centinaia (per Fenestrelle, l’anno scorso si «dimostrò» che erano 4; quest’anno,siamo a 40).Bastava un po’ di verità. Tutto quel che si fa, per cercarla, non può che far bene a tutti. Per cercarla(con i limiti e i rischi che ogni ricerca comporta) non per negarla. Senza quei vituperati «revisionisti», di Fenestrelle, Pontelandolfo e altro, non sapremmo ancora niente.Si dica tutto il male che si vuole su come lo hanno fatto(libera critica), c’è qualcosa di peggio: nonaverlo fatto prima e meglio di loro. O per niente.Fonte: Il Mattino del 18 ottobre 2012

 

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