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Pontelandolfo “La Strage? Eseguì gli ordini”

Fino a 3 anni fa in pochi davvero conoscevano il senso degli eventi che si verificarono nel Sannio, un anno dopo l’ingresso di Garibaldi a Napoli.

A scuola tali episodi venivano taciuti, chissà se per pudore o per evitare una reale presa di coscienza su una storia condivisa.

Qualche anno fa, Pino Aprile, l’autore di Terroni e Giù al Sud, ha posto un interessante questione di principio.

Può giustificarsi una rappresaglia di tale ferocia, solo perchè si eseguirono degli ordini? Perchè i tribunali di guerra non hanno mai dato alcuna attenuante a questo principio, condannando, ed in Italia invece chi si è resto artefice e complice di tali efferatezze, gode della gloria della toponomastica?


Togliere la medaglia d’oro al colonnello Pier Eleonoro Negri, che guidò la rappresaglia contro Pontelandolfo e Casalduni? No, dice il presidente dell’associazione bersaglieri di Vicenza, perché “eseguì gli ordini». Anche Reder, anche Kappler, anche Heichmann

Ci ho pensato alcuni giorni. Ma non credo ci si possa passar sopra: il massacro forse più efferato compiuto al Sud, dai bersaglieri, per rappresaglia, fu soltanto una legittima azione di guerra. Lo si sostiene ancora oggi, dopo 150 anni, dopo che si è scoperto che non erano “leggende” i racconti sulla strage condotta a Pontelandolfo e Casdalduni, 5000 mila abitanti l’uno, 3000 l’altro, in provincia di Benevento. I bersaglieri ebbero libertà di stupro e di saccheggio, violentarono e uccisero sull’altare le donne che si erano rifugiate in chiesa; diedero fuoco ai paesi, con la gente nelle case. Non si è mai saputo con certezza quante centinaia di vittime (alcuni dicono oltre mille) si ebbero. Ancora oggi il macellaio che guidò la mattanza, il nobile vicentino Pier Eleonoro Negri, viene onorato ogni anno con la deposizione, da parte del sindaco, di una corona d’alloro, dinanzi alla lapide che lo ricorda. «Posso io assumermi la responsabilità di cancellare la prima medaglia d’ oro dei bersaglieri?», ha detto il sindaco a Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, che hanno dedicato tre pagine alla vicenda, alcuni giorni fa, sul Corriere della Sera. Ma a far venire i brividi è la frase riportata subito dopo dai due colleghi del Corsera: “Quanto all’ associazione del corpo «piumato», il presidente vicentino Antonio Miotello ha detto ad Antonio Trentin, del Giornale di Vicenza, che non se ne parla neanche: «Era in zona di guerra. Eseguì degli ordini»”.

Capito? Era in zona di guerra, eseguì gli ordini. A parte il fatto che quella zona era divenuta di guerra, perché l’esercito di cui faceva parte Negri la invase, la mise a ferro e fuoco e la depredò, senza nemmeno averla dichiarata la guerra; ma se la guerra (d’invasione) giustifica le rappresaglie, gli stupri, il saccheggio, le fucilazioni di massa, allora chiediamo scusa ai macellai nazisti Reder, Kappler, Heichmann.

Abbiamo processato (“abbiamo”, intendendo il mondo che si ritiene civile) a Norimberga quelli che credevano di poter giustificare il massacro di propri simili dicendo di aver “soltanto eseguito ordini”. Vale solo per gli altri? Anche Saddam Hussein è stato processato e giustiziato, per aver eseguito rappresaglie contro città di suoi connazionali. Vale solo in Iraq?

Io non guardo le divise e le bandiere, ma le azioni; se le azioni sono le stesse, non sarà una divisa o un presunto ideale a distinguere chi le compie.

 

tratto da un articolo di Pino Aprile del 2010

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