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#primomaggiotaranto: si ricomincia da Sud

Il primo anno l’avevo guardato via internet: discreto successo trasmesso in uno streaming sgranato. Gli organizzatori? Una associazione che ha per simbolo un ape car “Associazione Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti”. Liberi da logiche di partito, capaci di ragionare con la propria testa per il proprio futuro. Non li conosco, li giudico per quanto ho osservato e “sentito” col cuore.

Poi siccome notoriamente i tarantini sono capa tosta come i calabresi, ci hanno riprovato, nel silenzio generale dei media. L’anno scorso che se non era per Jo Tv, nessuno avrebbe visto neanche in streaming quanto stava accadendo. Il servizio pubblico? Era altrove.

C’ero anche io l’anno scorso, c’ero arrivato con gli autostop che si organizzano via internet (l’avevo raccontato qui).

Quest’anno non ho potuto, ma il Concerto del Primo Maggio a Taranto lo ha raccontato perfino Radio Uno e pure la stampa s’è accorta, come nelle leggende metropolitane di quando eravamo ragazzi che “quest’anno il concerto del Primo Maggio non si fa Roma ma a Taranto”. Perfino la bandiera coi mori, onnipresente per 24 anni a Piazza San Giovanni si è trasferita nella città dell’Ilva.

Anche Pino Aprile ne ha parlato quest’anno, ecco alcune riflessioni:

Il Primo Maggio di Taranto è ormai un fenomeno sociale, politico ed è una conferma: il vecchio (partiti inutilmente e dannosamente ricchi di membri e servi d’apparato e di soldi pubblici o sporchi; e sindacati sempre più nel sistema e lontani dalla gente) celebra i suoi riti ormai stanchi; il nuovo (le associazioni, i comitati, i cittadini che ritirano la delega a chi non sa più rappresentarli e li usa) inventa, agisce, vince.

Non intendo fare un lungo riesame: solo ricordare che a Taranto sono arrivate forse 200mila persone (il dato non è ancora stato reso noto), per una manifestazione che costa quanto le patatine e le gomme da masticare consumate al Primo Maggio di Roma. È nata senza fondi, apparati, grandi sponsor, appoggi istituzionali. Hanno fatto da soli, in pochi Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti, attorno ai quali sono accorsi in molti (ero con loro, per puro caso, a intervistarli per “Il Sud Puzza. Storia di vergogna e d’orgoglio”, quando progettarono l’iniziativa. Sembrava una follia, ma una bella follia).

A Taranto sta nascendo, anzi è ormai nata e cresce, qualcosa di importante: dopo mezzo secolo di complicità istituzionali, furono i comitati di cittadini a sconfiggere il drago dell’acciaio che avvelena la città. Sono la spia e il segno di quanto accade al Sud, dalla Terra dei Fuochi ai pugliesi che difendono gli ulivi. C’è la volontà, c’è il coraggio, c’è la forza che rinasce dal basso. Il tempo è giunto. I primi a muoversi sono quelli che ne hanno più bisogno: è una regola di vita. Per questo è la città più devastata ad aprire la strada. Ma è solo il gruppo di apertura del corteo. Sempre più lungo.

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