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“Quasi mille euro solo per andarmene aff……”

I treni regionali che collegano la Campania col basso Lazio sono per me fonte di grandissima ispirazione per la varia umanità che offre testimonianze taciute dai premier con la passione per il gelato artigianale. Così mentre l’Italia è in vena di eccitazione per lo “sblocca Italia” che farà uscire questo paese sgangherato dalla crisi (si, si, come no), proprio in uno di questi vagoni incontro Carlo, immerso in un fascicolo di cartone.

Alza lo sguardo “pensi che solo per chiudere la mia attività ho già versato allo Stato e alla banca più di 330 euro. Più o meno la stessa cifra dovrò versarla all’Agenzia delle Entrate per la cancellazione del contratto d’affitto registrato…” – “Come scusi?”, gli faccio e lui, proiettandomi in quella che sempre la sceneggiatura di uno dei fortunati film di De Crescenzo, in un flusso di parole da paziente a psicoanalista ricomincia.

“Otto anni fa ho aperto un’attività commerciale nel basso Lazio. Poi la crisi, l’invasione dei centri commerciali, l’invasione dei prodotti cinesi, tasse, contributi Inps e quant’altro, insomma ho deciso di chiudere.” – “Avrà più soldi da risparmiare” – gli rispondo con cinismo per provocare la reazione verbale violenta – “Tutt’altro!” – mi risponde lui- “per la sola riconsegna della licenza al comune ho dovuto spendere 16 euro di marca da bollo. Poi altre 61 euro per defiscalizzare il registratore di cassa che, tra l’altro, posso rivendere solo dopo aver rilasciato regolare fattura. E non è finita qui. Ho dovuto riconsegnare alla banca il tanto decantato POS a che secondo lor signori dovrebbe risolvere il problema dell’evasione fiscale in Italia..e invece…” – “E invece?” – “E invece non solo su ogni transazione mi era imposta una commissione del 1.60% nel caso delle carte di credito e di 0.50% nel caso del Bancomat. Ma ogni mese dovevo pagare un canone di noleggio di 20 euro più il costo delle telefonate effettuate dal Pos ad ogni transazione” . “Bene”, gli faccio io “finalmente sarà libero anche da queste incombenze”. Mi risponde livido di rabbia: “Così pensavo anche io al momento della riconsegna di quell’aggeggio infernale, invece ieri ho scoperto che mi hanno addebitato 250 euro, duecentocinquanta euro, le vecchie cinquecentomila lire, solo per la riconsegna! Per quali ragioni lo ignoro! Che differenza c’è tra questo e il pizzo che non ho mai versato, tra l’altro, alla criminalità organizzata?”

Mi sembra un discorso piuttosto qualunquista, ma non sento di dargli torto. Carlo ha chiuso la sua attività perchè fondamentalmente incassava pochi euro e, paradossalmente se ne è trovato a versare circa 330 euro, ad ora, solo per doverla chiuderla. Sembra infernale.

“E non è finita qui, mi hanno detto che 300 euro circa dovrò versarli all’Agenzia delle Entrate per cancellare il contratto di locazione in essere ed altre 45 euro per la disdetta dell’utenza con l’operatore telefonico. Insomma quasi mille euro solo per andarmene aff….”

Ore di masturbazioni mentali per pensare a come “attrarre investimenti” nel paese dell’ “alt, chi siete? cosa portate? un fiorino”. Balzelli, su balzelli, su balzelli…

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