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Quasimodo e Deledda resituiti alla scuola

Il tempo e’ galantuomo e talvolta pure i ministri della Pubblica Istruzione che restituiscono alla scuola ed al paese dei pezzi importanti della propria letteratura.

La stessa che in maniera superficiale un altro Ministro dell Pubblica Istruzione aveva cancellato, eliminando, con un colpo di spugna gli autori meridionali del Novecento.

In un suo post cosi ricorda la vicenda Pino Aprile che ne aveva citato l’episodio in uno dei suoi libri:

A compiere la damnatio memoriae fu la ministra Gelmini, di arcoriana elezione, leghista di fatto, ma in Forza Italia; ma la avallò il presunto “tecnico” Francesco Profumo, che nel successivo governo Monti tentò anche di dividere la scuola in tre: del Nord, del Centro e del Sud (indovinate favorendo quale latitudine…); e la confermò la successiva ministra del Pd, Maria Grazia Carrozza, che emanò pure il decreto ammazza-università-meridionali, grazie a criteri latitudinari che pongono in cima alla lista delle università “migliori” (nel senso già detto) casualmente quella diretta da lei, a Pisa.

Dal «Centro di documentazione della poesia del Sud» di Nusco, in Irpinia, Paolo Saggese fece un appello, due anni fa, quando la vicenda, col nuovo ministro che sostitui la Gelmini, continuo’ ad essere “virulenta”:

L’appello, lanciato anche a tutte le scuole italiane, vuol essere un manifesto per l’unità culturale del Paese. «Perché — argomenta Saggese — una cultura nazionale veramente unitaria deve dare agli studenti la visione completa degli autori, includendo quelli del Sud. Invece con la Gelmini — aggiunge — è stata introdotta, non sappiamo quanto volontariamente, una visione decisamente nordista che tiene fuori almeno 15 regioni». Al ministro Profumo quindi l’ardua decisione. Ritroveremo Quasimodo tra gli autori del Novecento ritenuti «fondamentali» per gli studenti? Oppure, afflitti, dovremo condividere il suo Lamento per il Sud: «Ho dimenticato il mare, la grave conchiglia soffiata dai pastori siciliani, le cantilene dei carri lungo le strade (…) nell’aria dei verdi altipiani per le terre e i fiumi della Lombardia…Più nessuno mi porterà nel Sud….»

Manco a farlo apposta, o forse si, furono tagliati 17 autori dallo studio della letteratura. Tutti a Sud di Roma. In una incomprensibile esclusione di premi nobel e fondamenta importanti della cultura (se mai a qualcuno fosse interessata) di questo Paese.

Oggi, “la vendetta”. Il nuovo Ministro ha proposto due tracce (meravigliose) per la prova di italiano degli esami di maturita’, in cui tornano centrali le figure di Quasimodo e Deledda.

Soddisfazione da Pino Aprile, ovviamente, che ne aveva fatto da sempre una questione di principio. Cosi l’autore di “Terroni” dal proprio profilo Facebbok:

Ora due cose: 1) speriamo che gli insegnanti se ne siano fregati delle “indicazioni” razziste del ministero che hanno cancellato anche i premi Nobel per la letteratura, se meridionali, e abbiano parlato agli studenti di Deledda e Quasimodo. Se no, speriamo che gli studenti abbiano provveduto magari da soli, giusto per scoprire quanto siano pericolosi questi scrittori meridionali, per costringere il ministero a non farli conoscere agli studenti. Perché, sugli esclusi ora i ragazzi stanno scrivendo… 2) la ministra Giannini ha ora un compito più gravoso: buttare nel luogo che merita il decreto ammazza-università-meridionali della Carrozza e vararne velocemente uno più equo, che ci faccia assomigliare a un Paese un po’ più civile, senza le scuole per i bianchi del Nord e quelle, da chiudere, degli abbronzati del Sud. Perché a Sud, signora ministra, le università stanno già chiudendo i corsi, i professori se ne stanno andando (i migliori, s’intende) e gli studenti li hanno già preceduti nella fuga. Un gesto lo ha appena fatto. Ora c’è un’opera di giustizia e civiltà che l’attende.

Perche’, come scriveva Quasimodo:

Oh, il Sud è stanco di trascinare morti
in riva alle paludi di malaria,
è stanco di solitudine, stanco di catene,
è stanco nella sua bocca
delle bestemmie di tutte le razze
che hanno urlato morte con l’eco dei suoi pozzi,
che hanno bevuto il sangue del suo cuore.

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