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Quel dossier tenuto nel cassetto sulle iniquità del federalismo fiscale

Giacerebbe in un cassetto un fitto dossier sulle iniquità territoriali generate dal federalismo fiscale. La denuncia è della Lista Civica “Mo”:

Il passo che segue è tratto da un dossier che giace dal novembre 2014 tra le scartoffie parlamentari. Il linguaggio non è dei più semplici, ma il senso è chiaro: la riforma federalista è monca, guarda caso, della parte che consente di garantire i servizi pubblici anche al Sud.

“L’impiego dello strumento del fabbisogno standard nel sistema della finanza locale è ancora in una fase iniziale, risultando al momento prevalentemente utilizzato come uno degli indicatori ( in aggiunta a quello della capacità fiscale) per la ripartizione del Fondo di solidarietà comunale. Tale circostanza, unitamente alla ancora non intervenuta definizione con legge dei livelli essenziali delle prestazioni (nei settori diversi dalla sanità, ove peraltro la vigente disciplina è risalente al 2001) ai sensi dell’articolo 117, lettera m) della Costituzione, rende ancora parziale il nuovo assetto federalista. Va infatti rammentato come la determinazione dei fabbisogni standard costituisca l’architrave della fiscalità federalista come delineata dalla legge n. 42/2009, in quanto è alla base (sia per il complesso delle autonomie territoriali che per ogni singolo ente) della sequenza: costi standard, differenza tra fabbisogno/costo standard e risorse fiscali dell’ente, perequazione integrale, con il concorso dello Stato, del fabbisogno “scoperto” per quanto concerne i livelli essenziali delle prestazioni e perequazione “parziale” (riferita alla capacità fiscale) per le altre funzioni”.

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