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C’è posto per gli insegnanti al sud?


Vi faccio una confessione: da emigrante di lunga data, figlio di insegnante a sua volta pendolare, non mi sono simpatiche le manifestazioni pubbliche di disapprovazione o sofferenza che riguardano spostamenti per causa di lavoro. Tanto più se si tratta di un impiego a tempo indeterminato, con tanto di ferie riconosciute e retribuite, tredicesima e quattordicesima.

Il problema esiste , riguarda tutti i sud del mondo, compreso il nostro è non lo si risolve continuando a votare deputati e senatori figli di quelle politiche che all’emigrazione ci hanno costretti. Enon si si risolvono neanche continuando a soggiacere a certe logiche o firmare deleghe in bianco a sindacati che di quelle logiche sono manifestazione.

Sono anni che su queste pagine pubblico le denunce di Marco Esposito e del professor Viesti che sostengono la progressiva  e cosciente volontà di impoverire l’istruzione al sud, ma a nessuno è mai fregato, perché non gli riguardava. Poi la campana inizia a suonare per tutti e scatta l’indignazione collettiva.

Insomma ci sono posti per questi insegnanti che devono spostarsi, non così lontano da casa? Probabilmente si, lo scrive bene Alex Corlazzoli sul Fatto Quotidiano:

E qui mi permetto di dissentire con l’amico Gavosto: l’esodo o l’esilio dei docenti potrà essere fermato quando avremo a che fare con un governo che ritorna a mettere in primo piano la questione istruzione al Sud. Finora il ministero ha fatto il gioco delle tre carte con la riforma della 107 al posto di fare un serio investimento. Proviamo a guardare qualche dato. Il tempo pieno al Sud ancora non esiste: tra le prime dieci province più scoperte solo una (Aosta) è al Nord le altre sono al Sud (Ragusa, Trapani, Teramo, Reggio Calabria, Palermo, Agrigento, Campobasso, Catania, Frosinone). In Molise le percentuali di classi con il tempo pieno sono il 7,6%; in Sicilia l’8,1%; in Campania l’11,2% mentre in Lombardia, Toscana e Lazio si supera il 40% (dati “Atlante dell’infanzia”, Save The Children)
Altra questione: i bambini sotto i tre anni presi in carico dai servizi socio educativi per la prima infanzia sono inesistenti al Sud. In Calabria solo il 2,1%, in Campania il 2,6%. La situazione migliora in Sicilia dove si arriva al 5,5% ma sempre distanti dal 21,8% della Toscana, del 26,8% dell’Emilia Romagna. Senza parlare dell’abbandono scolastico che nonostante gli sforzi degli ultimi anni lascia ancora il Sud, in particolare Sicilia e Calabria, in uno stato di emergenza. A chi pontifica in questi giorni dalla poltrona di un Palazzo o da quella di una redazione basterebbe fare un giro in un quartiere come quello di Danisinni a Palermo per capire: “Qui quelli che arrivano alle superiori si contano sulle dita di una mano”, mi racconta fra Mauro, parroco del quartiere.

Il rapporto di Save the Children dello scorso febbraio aveva messo in guardia il governo (ne avevo già dato conto sul blog):

bambini che nascono e vivono in famiglie in povertà assoluta sono ormai 1.434.000, pari al 13,8% del totale di minori; circa 400 neonati, ogni anno, non sono riconosciuti dalle madri e vengono lasciati in ospedale; per quanto riguarda i servizi territoriali per la salute materno-infantile i consultori si sono ridotti di numero negli anni e attualmente sono 1.911, circa 1 ogni 29 mila abitanti; la copertura degli asili nido pubblici riguarda solo il 13% dei bambini 0-2 anni e scende ulteriormente in alcune regioni,toccando quota 2% circa in Calabria e Campania: d’altra parte è appena del 4,8% la percentuale di risorse destinate alle famiglie, sul totale della spesa sociale».

A tutto ciò c’è da aggiungere la sempiterna super cazzola  di tenere le scuole aperte a tempo pieno anche d’estate in tutti i quartieri a forte disagio sociale, al Sud. 

Se la matematica non è dunque una opinione lo spazio per questi insegnanti meridionali (non per tutti,ovviamente) non tanto lontano da casa loro, teoricamente ci sarebbero pure, basterebbe credere e attuare gli investimenti invece di rinunciare completamente alla crescita ed allo sviluppo di una parte del paese.

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