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Questa storia della banda larga è un gigantesco sarchiapone

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Quando sento parlare di “banda larga”, credetemi, mi si accappona la pelle. Non per le conseguenze di una emozione suscitata dalla materia, tutt’altro.

La prima volta che ho “assaporato” la banda larga in vita mia è stato a cavallo del Duemila. Mi trovavo all’Università di Greifswald in Germania e non riuscivo a capire, come mai, nella sala internet, non sentissi l’assordante suono dei modem a 56k che preannunciavano l’ingresso al “villaggio globale”. In quel silenzio le pagine che selezionavano si caricavano con tale velocità che disorientavano l’abitudine dei tempi morti con cui consumavo le attese, in Italia, a casa mia, per controllare la posta elettronica. Qualche mese dopo, allo studentato dell’Università di Ilmenau, ex Germania dell’Est, la svolta: nelle pause dello studio gli studenti universitari addirittura riuscivano a giocare in multiplayer coi loro colleghi australiani o californiani. Videogame ad altissima risoluzione grafica ed impegno di risorse di banda. Io a stento riuscivo a giocare a scopa “a distanza” a casa mia.

Non più tardi di sei mesi dopo, scopro che questo immenso sarchiapone chiamato “banda larga” è un po’ la scoperta dell’acqua calda in paesi come Norvegia e Svezia dove “sgorga” dalle case come l’acqua dal rubinetto.

Anno domini 2016, in SCIATTITALIA, il sarchiapone banda larga diventa ancora materia di discussione nel reparto “investimenti strategici per il paese”. Il ponte sullo stretto? No meglio la banda larga. La banda larga? Ancora parliamo di “b a n d a l a r g a” mentre il resto del mondo civilizzato naviga a velocità in grado di portare a casa, senza intoppi, interi film ad altissima definizione? E noi parliamo ancora di b a n d a l a r g a?!?!?!

La volete la storia minima della banda larga in Italia? Eccola, tratta da Wikipedia:

L’ex Ministro Paolo Gentiloni ha annunciato la costituzione di una cabina di regia, dove governo, regioni e imprese devono affrontare la problematica degli investimenti necessari per la diffusione della banda larga in tutto il paese. L’impresa non ha avuto seguito.

Oltre alla mappatura della banda larga di Telecom Italia, esisteva la banca dati dell’associazione Anti Digital Divide, alimentata direttamente dagli utenti, ma dopo 8 anni di attività è stato chiuso il progetto.[6]

Il Ministro Scajola ha più volte annunciato l’intervento pubblico a sostegno della banda larga, a seguito del “piano Caio”. I fondi sono stati congelati tra il 2009 e il 2010, a seguito del fallimento del “piano Romani”.

Cabina di regia per la banda larga?? C A B I N A D I R E G I A per piazzare dei cavi sotto all’asfalto delle nostre città?!?!?! E parliamo di ponti e strade?!?!?!?!

Già lo scorso febbraio la Puglia di Emiliano avvertiva del pericolo di distrazione dei fondi per la banda larga destinata al Sud (qui potete leggere l’articolo).

Ora con molta umiltà mi chiedo: ma è possibile evitare di vivere questa vicenda banda larga/infrastrutture in un rapporto alternativo e non invece (finalmente) complementare? E’ possibile avere la normalità della banda larga e quella di ferrovie in grado di unire il paese?

Ma soprattutto, possiamo smetterla di parlare di banda larga come fenomeno “eccezionale” e concessione derivata da chissà quale piano strategico e non piuttosto invece come la normalità di un paese europeo industrializzato?

 

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