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Quote latte, lo spreco di denaro pubblico messo sotto al tappeto

Quando si tratta di spreco di denaro pubblico a latitudini diverse da quelle merdionali, si tace. Nun è arruobbo quello, nun è spreco. Si sistema sotto al tappeto, come si fa con la polvere.

Partiamo dal 1983 quando l’allora commissione europea introdusse per la produzione di latte, delle quote nazionali, con la motivazione che un’eccessiva quantità sul mercato avrebbe fatto crollare i prezzi. Multe salate erano previste per chi non avesse rispettato il limite. I produttori italiani, concentrati per la quasi totalità a nord del Rubicone e che formavano un bacino elettorale politicamente importante (che fece le fortune di qualcuno, a caso) non rispettarono i limiti imposti. Il Risultato? Nel corso degli anni si sono accumulate multe mai pagate dai produttori, ma da tutti i cittadini e quindi dall’erario.

Per un calcolo puramente ulitaristico ai fini elettorali abbiamo pagato e continuiamo a pagare tutti. 2,265 miliardi di euro sono stati già versati dallo Stato alla UE, ma oggi la Commissione Europea intende passare all’incasso per un residuo di 1,395 miliardi di euro dovuti al superamento delle quote di produzione assegnato al nostro Paese tra il 1995 e il 2009.

Il fatto è che ogni mezzo è stato buono per aggirare gli obblighi. Proroghe su proroghe, inefficienze degli organi preposti a far pagare, ricorsi e controricorsi – scriveva nel febbraio 2013 Sergio Rizzo sul Corriere della Sera descrivendo bene il fenomeno – Per non parlare del valzer dei commissari ad hoc nominati di volta in volta dal governo.

Ecco che cosa dichiaravano i magistrati contabili: «Costante è risultata, nel corso degli anni, l’interpretazione delle leggi vigenti da parte delle amministrazioni a favore dei produttori eccedentari» (e io pago).

E poi parlano di burocrazia “borbonica”…Insomma quando lo “spreco” ha scarso appeal e non fa notizia. Neppure nei pomeriggi domenicali di Rai 1.

Scrive Sergio Rizzo sul Corriere della Sera del 28/02/2015:

Con la Lega che soffiava sul fuoco, gli allevatori allagavano le autostrade di latte e letame. Intanto i più furbi, servendosi di cooperative fantasma, trasmigravano da Cuneo a Udine, inseguiti dai magistrati e lasciando dietro di sé milioni da pagare dopo aver sforato allegramente le quote di produzione che allora si compravano e si vendevano. L’andazzo continuò per anni, con i furbetti che si arricchivano e gli allevatori onesti che si impoverivano, senza provocare alcun turbamento politico in casa nostra. Finché i leghisti, che erano già stati al governo dal 2001 al 2006, arrivarono nel 2008 al ministero dell’Agricoltura.

Ed ancora:

Ma vale la pena di ricordare che è come se ogni italiano, senza distinzione di sesso, età, credo politico o religioso, avesse tirato fuori finora settanta euro di tasca propria

Piccola provocazione, ma a questo punto, visto che al Sud paghiamo Rc auto altissime perchè ci dicono (proditoriamente e opportunisticamente) che c’è un’alta (manco vero) incidenza di truffe, per lo stesso principio perchè nelle aree di chi ha sforato con le quote non aumentiamo il costo del latte per recuperare le somme dovute?

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